About - Beauty Scenario

Vanessa Caputo

La mia vita profesionale si potrebbe riassumere nel mantra “Segui le tue passioni”. Una laurea in ingegneria gestionale, per far piacere ai miei genitori, ma da sempre una passione per la moda. A un certo punto mollo il mio lavoro a tempo indeterminato in una grande società di consulenza per inseguire il mio sogno: lavorare nel giornalismo di moda. Un inizio come stagista, non retribuita, a 31 anni, a cui é seguita poi una carriera ricca di soddisfazioni professionali e durata oltre dieci anni, durante i quali ho lavorato, come giornalista, nei più importanti magazine italiani (Marie Claire, Elle, Io Donna, Gioia). L’arrivo di mio figlio cambia la mia vita e le priorità e mi lancio in un progetto personale: Petits Luxes, un trimestrale su carta dedicato solo agli accessori, distribuito in 30 paesi, di cui divento il Direttore. Lungo la strada però mi innamoro follemente di trucchi, belletti e fragranze, e così mollo per la seconda volta tutto per inseguire la mia nuova passione. Perché come diceva ConfucioScegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita”.  Mi rimetto quindi in gioco ad oltre 40 anni e creo Beauty Scenario, magazine online dedicato al mondo della bellezza, con un punto di vista focalizzato sui brand di nicchia di alta gamma e sulle storie delle persone; dai creatori dei brand agli utilizzatori finali. Quando fai il lavoro che ti appassiona, e lo fai bene, prima o poi arrivano i riconoscimenti. Divento la curatrice beauty del White Show, fashion tradeshow di fama internazionale,che si tiene durante le sfilate milanesi, a cui segue il ruolo di marketing e sales director per Experience Lab, l’ex area beauty di Esxence, fiera di riferimento della profumeria indipendente a livello internazionale, e le consulenze per la ricerca di nuovi brands per catene di profumerie.

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Andrej  Babicky

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Il mio interesse per i profumi risale a molti anni fa, all’infanzia… anzi forse va ben oltre. Sono cresciuto in un Paese del centro Europa, in un villaggio di campagna nascosto da boschi, campi e prati incolti. In un paesino che a modo suo resisteva al progresso, conservando gelosamente tradizioni secolari ormai dimenticate. Favole, miti e leggende erano la mia ninna nanna, raccontate dalla nonna materna. Lei viveva sospesa fra la modernità e le antiche vie. Ancora oggi posso ricordare chiaramente la raccolta di erbe medicinali dettata dal calendario lunare, i fasci di piante magiche bruciati negli angoli della casa, le tisane e i decotti curativi. I granelli di incenso scoppiettanti sulla stufa di ghisa che in certi giorni riempivano le stanze di nebbia cristallina ed aromatica. Io sono cresciuto lì, immergendo la faccia nei cesti stracolmi di fiori di tiglio raccolti nei primi giorni d’estate, tra le fascette di salvia e menta appese alle travi della soffitta, giocando accarezzato dall’odore mielato del fieno asciugato al sole. Lì è nata la mia infatuazione per la botanica e per l’olfatto. La mia non è soltanto una passione per i profumi e le fragranze. Amo allo stesso modo l’odore della terra bagnata dalla pioggia autunnale, oppure quello pungente della legna verde appena tagliata. Amo l’aroma sacro di una chiesa e la penetrante fragranza del mare dopo la mareggiata. Amo anche i profumi. Anzi, amo i profumi! Queste eteree opere d’arte ammalianti ed incantatrici. Per me sono sublimazioni della natura e della creatività umana; la loro “quintessenza”. Allo stesso modo di un quadro di Rembrant o di un affresco del Sodoma, posso ammirare l’aura fragrante che irradia una persona od un oggetto. A volte mi chiedo cosa fa sì che un profumo sia un profumo? E’ soltanto la composizione delle materie prime piegate al volere dell’autore, oppure è l’idea tramutata in questo processo alchemico in un liquido magico? O è la mia soggettiva interpretazione, che trasforma una fragranza in un’opera d’arte? Quando essa mi parla, mi comunica qualcosa, mi sussurra i suoi segreti, svelandosi come un paesaggio fantastico risalito dalla coltre di nebbia fitta. Ed è proprio la comunicazione emotiva (è lì che secondo me colpisce la bellezza) che mi fa entrare in contatto con l’aspetto quasi sacro e trascendentale dell’opera d’arte, che essa sia un brano di musica o una fragranza.

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