Pomander: parfum à porter

Alla scoperta della storia dei pomander: scrigni profumati nati nel medioevo, per combattere gli olezzi e proteggersi dalla peste…

di Vanessa Caputo

C’era un tempo in cui le strade erano delle discariche a cielo aperto, dove tutto confluiva; resti di cibo, carogne d’animali, escrementi. Non meno pulite le case, prive di rete fognaria e acqua corrente, così come le persone, che passavano anni senza lavarsi. Il cattivo odore, per usare un eufemismo, era sovrano e i pochi che cercavano di sfuggire ai malefici olezzi facevano affidamento ai Pomander. Chiamato pomo d’ambra (Pomander) in inglese, pomo di muschio (Bisamapfel) dai tedeschi e pomo d’oro o di mirra, deve il nome dal suo contenuto originale: una palla di ambra, che per il suo odore, veniva usato nel Medioevo per proteggere dalle terribili epidemie di peste e dal cattivo odore. Olivier Hague, scrisse su la Grande Peste del 1348: “Pomo d’ambra, è una mela artificiale, fatta di ambra e molti altri materiali pregiati è molto profumata e conforta il cervello e difende contro la malizia dell’aria.”

Nelle strade e nelle abitazioni regnava la sporcizia; fluidi corporei, spazzatura, e ogni sorta di rifiuto, rendevano l’aria putrida, così come assente era l’igiene personale e la gente pensava che la causa della peste dipendesse dall’olezzo persistente che aleggiava sulle città. La convinzione era che il gradevole profumo di un pomander potesse respingere la malattia in aria e veniva riempito con una miscela di diverse sostanze resinose. Esistevano anche modelli con più sezioni, per inserire diversi profumi, aromi, spezie e a volte un compartimento con una spugnetta imbevuta di aceto balsamico. Solitamente appesi al collo o alla cintura questi oggetti erano tipicamente a forma di pera o di mela, dal francese “ambre du pomme”, mela ambrata.

Durante il Rinascimento divenne un gioiello, scolpito in oro o argento e ornato di perle, smalti e pietre preziose; e assunse varie forme, che vanno dalla sfera ai cuori e altre più complesse.  Renate Smollich nel suo studio “Der Kunst und Wissenschaft a Bisamapfel” elenca novanta diversi componenti e centoventicinque formule dal XII al XVIII secolo. Uomini e donne indossavano i pomanders, soprattutto l’elite della società. La regina Elisabetta I è spesso rappresentata con uno dei suoi pomander, così come altri nobili e notabili dell’epoca che lo indossavano come un ciondolo, su una cintura o nel palmo della mano.