Profumi e storia: alla corte di Re Sole

La passione folle per i profumi del sovrano più eccessivo che la storia ricordi: Luigi XIV, detto Re Sole…

di Vanessa Caputo

 

Nel XVII secolo la popolazione francese fugge dall’acqua e l’abluzione, considerata come un vettore di malattie, e si appassiona ai profumi. Usati come polveri incorporate in vestiti, parrucche, ventagli, fazzoletti o guanti, i profumi venivano usati per mascherare l’odore del corpo ed erano noti particolarmente per le loro presunte proprietà terapeutiche. Lungi da esseri raffinati, più che profumi si trattava di odori ricchi e potenti di origine animale, più forti e meno ripugnanti degli odori umani che servivano a coprire, data la scarsità d’igiene che contraddistingueva il periodo storico.

Luigi XIV, che all’epoca regnava in Francia, fu soprannominato”dolce profumo” dalla sua corte, per il suo olfatto delicato e la passione per i profumi, e non per l’odore della sua pelle, probabilmente nauseabondo come quello della gran parte degli appartenenti alla corte. Secondo voci del tempo pare che il Re si fosse lavato solo tre volte in tutta la sua vita. In compenso Luigi XIV amava vivere immerso nei profumi. Fiori d’arancio, gelsomino, garofano bianco: Luigi XIV arrivò a far aggiungere profumo anche alle fontane dei giardini di Versailles. È il suo profumiere, Martial, che soddisfa ogni suo desiderio e Re Sole ama assistere al processo creativo come il Principe di Condé che partecipò attivamente alla creazione del profumo per aromatizzare il suo tabacco, all’epoca si usavano allo scopo fiori d’arancio, rosa, gelsomino, muschio, zibetto e ambra.

Anche il tabacco dunque era profumato ai tempi dei fasti di Versailles e ci fu chi, come il Maresciallo di Aumont, mise a punto una formula di tabacco in polvere chiamata “la Marescialla” basata su iris, coriandolo, chiodi di garofano, cannella e cicero. Con l’Orangerie, che aveva installato nei pressi del castello, Luigi XIV lanciò la moda dei fiori d’arancio, che sarà l’unico odore che finirà per sopportare, dato che diventò allergico ai profumi dopo averne usato fin troppi. “Mai l’uomo ha tanto amato l’odore e poi lo ha temuto, a forza di abusarne”, scrisse Saint Simon a riguardo.

Al pari degli abiti, le parrucche e altri accessori moda, i profumi divennero segno distintivo di status sociale. Grazie alla passione del re “dolce profumo” e dato l’ascendente che la corte di Versailles aveva all’epoca sulla società non solo francese ma anche europea, l’attività dei profumieri (che all’epoca erano per più guantai-profumieri) divenne sempre più di rilievo.  Fu Jean-Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV, a favorire lo sviluppo dell’industria dei profumi francese, considerata una potenza nazionale. Uno sviluppo favorito da grandi piantagioni di arancio nella regione di Grasse e da diverse colture di piante da profumo: rosa, garofano, tuberosa, violetta e gelsomino. Allo stesso tempo, la Compagnia francese delle indie orientali e occidentali diede accesso diretto ai profumieri a molti prodotti esotici dando il via all’ascesa del mito dei profumi francesi….