Cocaïne di Franck Boclet. Un racconto olfattivo di Andrej Babicky

di Andrej Babicky

La stanza era avvolta nella luce vellutata del tardo pomeriggio. I flebili raggi di sole si facevano strada a fatica attraverso i pesanti tendaggi di seta scura, illuminando la danza ipnotica delle particelle di polvere, che si libravano nell’aria ad ogni mio respiro. Una calma surreale avvolgeva ogni cosa e in quel momento colsi il mio riflesso nello specchio veneziano alla parete, la cui patina argentata sembrava corrosa dal tempo.

Il grande vaso in porcellana diafana traboccava di fiori bianchi, da cui si levavano opulenti volute di profumo. Il chiaroscuro accendeva i carnosi petali di riflessi alabastrini, facendoli sembrare non vivi, bensì scolpiti in marmo ed avorio. La loro fragranza stordiva.

Quando il loro effluvio toccò la mia pelle fu come melassa densa e scura, carnale e carnosa. Non vi fu alcuna umiltà in essa, nessun pudore. Con ogni respiro, mi penetrava nei polmoni togliendomi l’aria. I fiori delle tuberose si aggrappavano agli steli verde scuro. Alcuni petali si staccarono dai fiori e caddero, accompagnati da un tonfo quasi assordante nel silenzio interrotto soltanto dai respiri.

Mi sedetti sul divano dove lei era distesa, pelle nuda contro il cuoio scuro, e feci scivolare le dita sul suo corpo, contemplando i muscoli tesi sotto la eburnea pelle, mentre il respiro lento faceva danzare le dorate particelle nei fasci di luce calante come delle libellule. Gli ultimi sospiri di luce incendiarono la morbida peluria di riflessi infuocati come il metallo fuso. Il colore della mia pelle sembrò così scuro sullo sfondo, così bianco. Mi chinai accostando il mio volto al suo petto in un bacio leggero. Il profumo fu dolce quasi di zucchero caramellato.

Allungai l’altra mano verso il posacenere stracolmo di sigarette non consumate, ne presi una ancora accesa risvegliando la fiamma quasi estinta. Avvertii la nicotina che mi entrò in circolo come una scarica di energia pura. L’odore del fumo nelle mie narici, si unì alla fragranza forte dei fiori e a quella del desiderio. Intensa ed estasiante come il nettare degli dei. Chiusi gli occhi ed inspirai abbandonandomi all’inebriante sensazione di voluttà e desidero.

Cocaïne di Franck Boclet

 

Be first to comment

Rispondi