Erotic di Franck Boclet: un racconto olfattivo di Andrej Babicky

Guardo i tuoi occhi chiusi. Il respiro lento, la testa adagiata su un braccio. Morbide onde di capelli fulvi, solleticati dal lento respiro, sfiorano il cuoio graffiato del divano. Vedo la vita guizzare sotto le palpebre serrate, movimenti veloci. Lì, nascosto dal mio sguardo indiscreto, vi è un mondo di cui io posso cogliere solo dei frammenti nei riflessi delle tue iridi, ma ora quelle porte sono chiuse.

La pallida luce dell’alba ancora timida, accarezza la tua pelle chiara. Con il suo languido tepore sfiora gli zigomi, scivola lentamente assaporando ogni millimetro della tua pelle lungo il profilo della mascella, si smarrisce nell’ombra della selva sulle tue guance, infiammandola di bagliori rossastri per poi riapparire sul lato del collo pulsante di vita. Il tuo respiro caldo e silenzioso non la spaventa. Si avventura spavalda sul promontorio della tua spalla, lungo i dirupi scavati nel tuo corpo. La osservo scivolare con un movimento languido sullo strapiombo del tuo fianco, facendone risplendere la sommità. Con arrogante sfacciataggine si spinge verso la tua anca dove indugia come se d’un tratto avesse paura di svegliarti.

I muscoli sotto la pelle tesa non dormono, fremono di vita come una belva selvaggia sempre pronta a scattare. Il loro serpeggiare sinuoso accompagna ogni tuo movimento. Gli sprazzi del sole ancora assopito sfiorano la peluria dorata delle tue gambe, ed io, in quell’istante  mi rendo conto che sei fatto di fuoco puro e liquido. Sembra che il sole stia sorgendo dal tuo corpo, scrigno in cui si nasconde la sua anima vivificante e distruttiva. Il flebile pallore si trasforma in bagliore, allagando la tua silhouette di scintillante oro fuso.

Amo questo momento, quando la notte con un gemito muto esala il suo ultimo respiro nel grigiore argenteo dell’alba. È come se il tempo si fermasse per alcuni frangenti, tutto sospeso nell’immobilità reverenziale, in attesa del risveglio. Un attimo magico in cui tutto è possibile. Il culmine di una notte insonne.

Appoggiato allo stipite della porta, osservo con il sorriso le ombre combattere l’ultima epica battaglia; la luce si fa sempre più intensa, penetra attraverso il tessuto pesante delle tende, trafiggendola con delle lame acuminate. Le minuscole particelle di polvere danzano sfavillanti, sospese nell’aria, al ritmo di una musica inudibile. Le tenebre si rifugiano negli angoli lontani col fruscio delle loro ali di seta, sfuggono striscianti sotto i mobili, si nascondono nelle curve del tuo corpo ignare del loro fato oramai segnato.

Malgrado l’ora, l’aria è calda e umida, carica del tuo profumo; Anche i fiori, nei pesanti quadri appesi alle pareti, sembrano emanare la loro fragranza come se fossero appena sbocciati.

I miei passi sul pavimento di pietra sono lenti ed ovattati. Non voglio svegliarti. Mi avvicino e mi siedo sul pavimento. La pietra è gelida sulla mia pelle nuda. Lungo la schiena un improvviso brivido.  Con il dorso delle dita, scosto alcune ciocche dalla tua fronte. Rame fuso inondato dallo sfolgorio dell’alba mi scivola come sabbia tra le dita, morbido come il pelo invernale di un lupo. Insieme all’aria mossa dalla mia mano ne sento l’effluvio: di melassa con la sua dolcezza amarognola e di ambrate gocce di resina che stillano dai tronchi degli alberi.

Approfittando del movimento, ti accarezzo la tempia. Solo ora mi rendo conto delle mie mani fredde, la tua pelle invece sembra ardere. Quel fuoco che imprigioni dentro di te, arroventa l’aria creando un’aura quasi palpabile. Il tuo profumo resta sulle mie dita come miele, soave e vellutato, scuro come la notte che sta svanendo nel fulgore dorato dell’aurora, inebriante come una passeggiata serale in giardino. E’ cosi diverso dal mio: sa di torba e legni appena sfiorati dalle fiamme… o forse sono io che sto bruciando. Non posso fare a meno di toccarti. Come una falena abbagliata dalla luce, mi butto con fervore verso la mia fine, incurante del fuoco che mi divora dall’interno. Sei stato tu a risvegliarlo ed io, ora, non posso più spegnerlo. Non voglio spegnerlo! Seguo la curva del tuo collo, sfioro la tua aura iridiscente, scivolo verso la clavicola di cui disegno la forma. Scorro i bordi frastagliati di una cicatrice che ti sfregia il petto, ormai guarita da tempo.

La tua pelle diafana è morbida e dura allo stesso tempo, liscia come il porfido levigato dalle intemperie. Ora non mi basta piu toccarti con le dita, appoggio il palmo della mano sul tuo petto. Il battito del tuo cuore risuona sotto di essa, mi penetra nelle vene unendosi al battito del mio. Lo sento pervadere ogni nascosto antro del mio corpo. Rimbomba assordante travolgendomi come un fiume in piena. Il suo ipnotico ritmo si infrange con furia sugli scogli dell mio autocontrollo sgretolandolo. Chiudo gli occhi concentrando l’attenzione solo sul palmo della mano che ti sfiora. Seguo le curve marmoree avido di ogni centimetro. Ogni dosso, ogni sporgenza la memorizzo sul mappamondo tracciato nella mente. Il mio cuore batte veloce. Appoggio le labbra lentamente alla tua pelle. La calda dolcezza colpisce le narici. La ispiro con avidità come se fosse l’ultima volta, la imprimo nelle profondità della memoria dove la custodirò come una reliquia. Vi è qualcosa di animale nascosto sotto di essa, felino, indomito. I muscoli guizzano sotto la pelle in un movimento inatteso. Il battito del tuo cuore cambia insieme al mio, so che ora sei sveglio. Scorgo la tua anima selvaggia quando osservi ogni mio movimento con gli occhi socchiusi, nel saettare dei riflessi smeraldini come della luce che filtra attraverso le fronde degli alberi. È lì dove appartieni: nel fruscio del bosco dove l’aria intrisa di resine ti avvolge, il muschio sotto i tuoi piedi come un morbido tappeto, ogni passo accompagnato dal lieve sussurro delle foglie cadute.

Le mie labbra sul tuo corpo, bruciano come ghiaccio e come fuoco allo stesso tempo. Sono consapevole che quel rogo mi divorerà, ne avverto l’impeto crescere dentro di me. Fra pochi istanti quel moto violento travolgerà le ultime tracce di lucidità. Accosto il volto al tuo petto mentre le tue dita scorrono silenziose tra i miei capelli, lungo il collo, fino alle spalle per poi tornare indietro. Il tuo tocco lascia solchi invisibili nella mia pelle, come se esse avessero il potere di penetrarmi le carni. L’odore del tuo corpo mi avvolge, mi ubriaco di esso, della sua liquorosa soavità, del sudore della notte passata, della tua pelle calda. Mi afferri i capelli e mi sollevi la testa. Il tuo sguardo traffigge il mio. Vedo in esso la belva uscire dalle ombre, mi fissa con quegli occhi di fuoco e di smeraldi impedendo di muovermi. La mente mi sussurra di fuggire finché vi è ancora tempo, ma non la ascolto. Il mio cuore freme nel torace infiammato dal desiderio rovente. La mia anima pronta ad essere sacrificata in un rituale misterioso. La belva non distoglie lo sguardo. I suoi passi sul morbido tappeto di oscurità sono lenti, ma inesorabili, pelo arruffato dal vento. ispiro e trattengo il fiatto. È un attimo in cui anche il tempo smette di scorrere. Il palmo della tua mano fermo sulla mia nuca non mi permette di muovermi, le tue dita sono catene di bronzo.

Questa volta ti avvicini, labbra socchiuse, gli occhi come una fessura verso l’oscurità. I raggi del sole s’infrangono nel riflesso dei tuoi capelli spettinati. Il tuo respiro mi sfiora prima delle tue labbra, prima che mi marchi per sempre con il bacio.

Erotic di Franck Boclet un profumo super sensuale e narcotico con

Note di Testa: Bergamotto, Limone, Rosmarino, Basilico.

Note di Cuore: Tuberosa, Lavanda, Patchouli, Cardamomo, Eliotropio, Benzoino, Muschio di Quercia.

Note di Fondo: Incenso, Opoponax, Cedro, Sandalo, Castoreo, Zibetto, Muschio, Ambra.

 

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