Marco Tarello: L’alchimia del Profumo

Benvenuto su Beauty Scenario!

 

Raccontaci qualcosa di te…

Mi chiamo Marco Tarello, originario della provincia di Torino ma “adottato” ormai da tre anni dalla città di Milano. Al termine d’un percorso accademico prettamente umanistico, ho deciso di perseguire la mia passione per il mondo dei profumi, trasferendomi a Grasse, in Francia, e conseguendo il diploma internazionale in Creazione di Fragranze e Valutazione Sensoriale presso il Grasse Institute of Perfumery (GIP).

Dal 2023 lavoro in CFF – Creative Flavours&Fragrances, muovendo i miei primi passi nel settore come assistente di due grandi Maestri Profumieri, Maurizio Cerizza e Carlo Ribero, per poi approdare ai primi progetti e alle prime creazioni, di cui ad oggi mi occupo a tempo pieno. Memore dei loro preziosi insegnamenti, cerco di coniugare il mio amore per la storia, per la letteratura e per l’arte alla delicata scienza e all’arte sottile della creazione di fragranze, consapevole dell’importanza imprescindibile del passato per dare anima e corpo al nuovo.

Che cos’è per te il profumo?

Per me il profumo è alchimia: la commistione perfetta tra scienza, magia ed arte. È la ricerca continua ed insaziabile d’imbrigliare il più a lungo possibile un’impressione effimera, destinata a svanire. È una melodia che non possiede suono, un affresco senza forme né colori visibili, una sensazione tattile sospesa a mezz’aria. È anche storia, cultura, tradizione ed innovazione: un filo rosso che lega tutte le epoche ed i popoli sulla Terra, desiderosi di emulare (e talvolta superare) la Natura nella creazione d’un fugace afflato di bellezza. 

Da dove nasce il tuo amore per il mondo delle fragranze?

Sin dall’infanzia, ho sempre tratto grande piacere e stupore nell’annusare ciò che mi circondava. C’era, e c’è tuttora per me una componente fortemente attrattiva legata all’odore, come un canto delle sirene: mi piaceva inseguire il profumo con le narici e cercare di percepirlo il più possibile, anche, e soprattutto, indossandolo. Spesso e volentieri, da bambino, m’intrufolavo nei bagni o nelle camere da letto dei miei famigliari per vaporizzarmi sulle braccia le loro fragranze, passando poi il tempo ad annusarmi. Credo sia un’esperienza condivisa da gran parte di coloro che decidono di lavorare nel mondo del profumo, e trovo sia un bellissimo trait d’union.

C’è un odore che ti riporta immediatamente alla tua infanzia?

Il profumo delle rose e quello del timo, che associo rispettivamente ai miei nonni paterni e materni. 

Ci racconti il tuo percorso di formazione?

Ho iniziato ad approcciarmi “seriamente” al mondo della profumeria durante gli ultimi anni d’Università, iniziando a lavorare occasionalmente per una piccola azienda di cosmetica e profumi della provincia di Torino. Scoprendo dell’esistenza d’un vero e proprio mestiere dietro una passione, ho ritenuto importante acquisire conoscenze e competenze attraverso un’educazione formale, scegliendo il Grasse Institute of Perfumery come scuola di riferimento. L’esperienza al GIP è stata indimenticabile, sia per il prezioso e generoso bagaglio trasmesso dai docenti, sia per le splendide amicizie che ho costruito con alcuni tra i miei compagni di corso. Successivamente, in CFF, l’azienda per cui tutt’ora lavoro, ho avuto il grandissimo privilegio di seguire come assistente due Maestri Profumieri, Maurizio Cerizza e Carlo Ribero. Sono davvero molto grato per i loro insegnamenti, la gentilezza, disponibilità e attenzione con cui mi hanno guidato, e soprattutto, per tutto l’amore per questo straordinario mestiere che mi hanno trasmesso.

Quale ritieni essere la maggiore differenza tra Italia e Francia per ciò che concerne il mondo del profumo?

Credo che la maggiore differenza risieda nella storia della profumeria dei rispettivi Paesi e la conseguente evoluzione. Per quanto concerne il mondo occidentale, la Francia è leader indiscussa nel settore da quasi due secoli, con le principali case di fragranze ed i marchi più blasonati diffusi sul territorio. Parlare di profumi francesi evoca immediatamente un retaggio antico di raffinatezza e prestigio: l’idea stessa del profumo, convenzionalmente parlando, viene percepita in qualche modo legata alla Francia. L’Italia, in questo panorama, possiede uno status un po’ particolare: nonostante la profumeria in Occidente non nasca, ma attraversi inizialmente il nostro territorio per poi diffondersi in Europa (senza considerare la diffusione del concetto di profumo da parte dei Romani per tutto l’Impero, la prassi di profumare i guanti, alla base dello sviluppo della profumeria moderna e dei suoi vari mestieri, venne introdotta in Francia dalla fiorentina Caterina de Medici), la speculazione sul mondo delle fragranze è sempre stata fatta sottovoce, quasi in sordina. Nelle ultime decadi, però, e soprattutto con l’esplosione della profumeria artistica e di nicchia, la presenza dell’Italia sulla scena internazionale s’è fatta sempre più (giustamente) rumorosa, attraverso nomi, marchi e creazioni di straordinaria importanza e pregio. La Francia ha senz’altro i grandi numeri ed un longevo rilievo storico alle spalle; l’Italia, però, sfavilla sempre più come un piccolo gioiello di squisita fattura, contando sulla garanzia di qualità e creatività del sapere nostrano.

Se non fossi diventato un creatore di fragranze, quale altro percorso avresti intrapreso?

Credo sarei rimasto nel mondo accademico, probabilmente specializzandomi in Lettere Classiche e dedicandomi alla carriera di ricercatore o di docente.

Qual è la tua materia prima preferita e quale invece non ami particolarmente?

Nutro un grandissimo amore per l’assoluta di muschio di quercia, una splendida materia naturale dal profilo complesso, vegetale, legnoso, fenolico e leggermente marino, molto adoperata nella profumeria classica ma che, purtroppo, sta progressivamente scomparendo dalle palettes contemporanee a causa delle severe restrizioni Ifra. Viceversa, trovo un po’ difficile lavorare con alcune molecole associate al mondo gourmand, in primis il furfuryl mercaptan, un aroma alimentare prestato alla profumeria: possiede un odore estremamente violento e tenace di caffè bruciato, ma anche di carne arrostita, cipolle e zolfo. Tanto è sgradevole in puro, quanto indubbiamente efficace (e, in certi casi, indispensabile) in piccole quantità all’interno di certe composizioni. Col tempo lo sto rivalutando. 

Cosa ti ispira nella creazione di un profumo?

Letteratura, arte e storia sono sicuramente al primo posto tra le fonti d’ispirazione. Mi piace immaginare l’odore d’un luogo specifico, d’una persona, d’un oggetto o d’un evento e provare a tradurlo in una formula. Nella routine lavorativa, però, trovo estremamente utili, se non indispensabili, le indicazioni di evaluators e colleghi, senza le quali può essere difficile dare la giusta direzione alla fragranza che si vuole creare.

La tua ultima creazione?

Un profumo per un marchio di profumeria artistica, un legnoso-poudré dai toni terrosi e dark incentrato sul vetiver, sull’iris, sul cardamomo e sull’incenso.

Una fragranza che hai realizzato della quale sei particolarmente orgoglioso?

M’è piaciuto molto provare a cimentarmi nella creazione d’una fragranza sul tema del Frutto del Peccato di Adamo ed Eva. L’idea era quella d’un frutto indefinito, unione di molti frutti diversi (la mela, per tradizione, è la nota più distinguibile): volevo che fosse stramaturo ed etereo allo stesso tempo, innocente e diabolico. E’ stato divertente giocare con i contrasti.

 

 

La sfida più grande che hai dovuto affrontare fin’ ora nella tua carriera professionale?

Per ora, sicuramente, la riformulazione tecnica. E’ impegnativo (ma molto divertente) tradurre una fragranza “fine” in una fragranza “functional”, tenendo lo stesso profilo olfattivo ma con prezzi, categorie Ifra di riferimento, basi ed intensità differenti. Ci vuole molta conoscenza tecnica, esperienza ed una buona dose di creatività.

Ricordi qual è stato il primo profumo che hai acquistato?

Avevo quattordici anni, e dilapidai la mia paghetta di allora per un flacone di Pasha de Cartier, creato dal grande Jacques Cavallier. Ha tuttora un posto speciale nel mio cuore. 

Il tuo profumo preferito di sempre?

Uno solo è molto difficile da individuare… ne citerei tre piuttosto, la triade delle meraviglie d’inizio ‘900: L’Heure Bleue di Guerlain (1912), Chypre di Coty (1917) e Mitsouko (1919), sempre di Guerlain. Sono profumi che andrebbero sentiti almeno una volta nella vita, soprattutto nelle loro versioni originali ricostruite dall’Osmothèque di Versailles.

Quale fragranza stai indossando di più in questo periodo?

A la Nuit di Serge Lutens, realizzato da Christopher Sheldrake. Uno dei gelsomini più belli, poetici ed insieme realistici che abbia mai sentito.

Il tuo prossimo acquisto profumato?

Ho in programma di acquistare Phul-Nana di Grossmith, storico marchio inglese che ripropone alcune delle sue creazioni più antiche ed importanti. 

C’è una persona che ammiri e che per te è stata fonte d’ ispirazione?

I miei genitori senza dubbio: ammiro la loro concretezza, il loro equilibrio e la calma ponderata con cui fronteggiano i problemi. Nel mio piccolo, cerco di adottare il loro approccio, ma non è sempre facile. 

Un brand che ami particolarmente?

Serge Lutens. Amo follemente la sua estetica melancolica e sottilmente esoterica, dal concept dietro ogni fragranza, ai nomi scelti, passando ovviamente per le magistrali interpretazioni di Christopher Sheldrake, Maurice Roucel e Gilles Romey. E’ stato anche il primo brand di profumeria artistica alla quale mi sono approcciato.

Quale pensi sarà il futuro della profumeria italiana?

Credo che il successo e l’attenzione che la profumeria italiana sta meritatamente guadagnando in questi anni, soprattutto quella artistica, darà spazio a nuovi marchi e nuovi nomi per crescere, affermarsi e, si spera, portare alto il vessillo del Made in Italy. Alcuni di questi, già da qualche anno, si pongono come vere e proprie avanguardie, proponendo sul mercato fragranze insolite e provocatorie. Al di là dell’effetto talvolta divisivo, l’impatto che queste creazioni hanno sul pubblico è generalmente molto positivo, portando al consolidarsi di gusti e mode e, piuttosto inevitabilmente, emulazioni da parte di altri brand.

I prossimi trend in ambito fragranze?

Le tensioni e le incertezze d’una contemporaneità spesso problematica sembrerebbero portare ad una sempre più forte volontà d’escapismo, la ricerca di fragranze confortevoli, spensierate o suggestive nelle quali rifugiarsi. Contemporaneamente, alcuni brand propongono aperture a temi sino a qualche tempo fa ritenuti poco ortodossi per il grande pubblico, come la morte, il dolore, la perversione… Penso possa rappresentare un nuovo orizzonte da esplorare, presentando sul mercato fragranze esperienziali, fatte non tanto per essere indossate, quanto per essere concepite come vere e proprie opere d’arte.   

Progetti per il futuro?

Lascio cautamente aperta ogni possibilità. Seguendo le mie due principali vocazioni, mi piacerebbe riuscire a coniugare il mestiere di profumiere all’insegnamento, al fine di trasmettere agli altri ciò che altri hanno trasmesso a me.   

Grazie Marco.

More from Alessio Iacovone
Hexensalbe di Stora Skuggan: il volo notturno delle streghe. 
  Nella notte di Halloween, quando il confine fra mondo dei vivi...
Read More

Rispondi