Starck Paris: la linea di profumi che vi sorprenderà

Philippe Starck e Starck Paris, celebrazione di un’utopia e dell’amore mai dimenticato per le fragranze, nato nella profumeria della madre, e primo stimolo creativo. Il famoso designer ci parla della sua prima collezione, molto sorprendente, di profumi…. 

 

Philippe Starck non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è nell’olimpo dei designer conosciuti in tutto il mondo. Inventore instancabile, sempre alla ricerca di nuove sfide con cui misurarsi, ha da poco lanciato la prima collezione di fragranze: Starck Paris, ma non pensate che sia solo un modo per porre il suo nome su una nuova categoria merceologica. Starck Paris é un viaggio sentimentale alle origini, dove tutto è nato, e che pochi conoscono, ma soprattutto é la sua visione sull’identità di genere. Scopriamolo insieme a lui….

Il suo primo ricordo olfattivo. Avevo 7 anni quando i miei divorziarono, allora nelle famiglie della borghesia si usava che l’uomo, in caso di divorzio, acquistasse una profumeria alla sua ex moglie. Mia mamma era una bellissima donna, tanto che spesso mi fermavano per strada per chiedermi se era un attrice. Lei passava quasi tutto il suo tempo nella profumeria e io spesso marinavo la scuola per stare con lei. Ero affascinato da quel luogo e passavo ore nel retro dove c’era un corridoio lungo e stretto pieno di scaffali ricolmi di creme e profumi. Ricordo che mi arrampicavo sugli scaffali e aspettavo tutto il giorno clienti, in compagnia della musica classica, che mia madre metteva sempre di sottofondo, e dei profumi, che mi inebriavano. Ero un bambino che soffriva di solitudine e li dentro avevo trovato il mio mondo, un mondo fantastico che stimolava la mia immaginazione, E’ stato l’inizio di tutto, perché musica e profumi sono stati fondamentali per lo sviluppo della mia creatività. Ancora adesso quando lavoro ho bisogno di ascoltare la musica, mentre per quello che riguarda i profumi avevo in mente già da tempo di lanciare una mia linea.

Come mai ha spettato tanto per lanciare Starck Paris, la sua linea di fragranze, dato che aveva quest’idea da tempo? Più di dieci anni fa fui contattato da delle aziende che mi proposero di lanciare la mia linea di profumi ma all’epoca rifiutai perché quello che volevano da me era semplicemente avere il mio nome su un prodotto, su cui però non avrei avuto nessuna possibilità di dire la mia. Non ho creato questa linea di profumi perché ne avevo bisogno per il mio business, ma l’ho fatto per motivi sentimentali, legati alla mia infanzia. Quando le donne entravano nella profumeria di mia madre e io chiedevo loro di acquistare un profumo, ma mi rispondevano che non avevano bisogno in quanto già ne avevano uno. Ai tempi si usava avere un solo profumo, generalmente lo stesso per tutta la vita, era come una storia d’amore, indissolubile. Adesso é tutto cambiato sia per quello che riguarda i sentimenti che naturalmente per i profumi; tutto si cambia e si sostituisce con facilità. Non considero Starck Paris la linea del designer Philippe Starck ma semplicemente la linea di profumi di un uomo che ama le fragranze e che adora proporre ed esplorare.

Che cos’è per lei il profumo? Uno strumento molto efficiente, un’arma per il cervello. Quando si ascolta una musica che piace ci si rilassa e ci si sente a casa, la stessa cosa succede con il profumo, è un territorio mentale, che ti descrive e protegge.

Come ha scelto i nasi con cui collaborare? L’azienda che produce i profumi mi ha fatto sentire i lavori di decine e decine di profumieri, dopo aver annusato tutti i campioni ho scelto di incontrare chi si avvicinava di più alle mie corde. E’ stato però solo nella fase del confronto diretto che loro tre in particolare (Dominique Ropion, Daphné Bugey e Annick Ménardo) mi hanno stupito. Non abbiamo mai parlato di profumo eppure erano sulla mia stessa lunghezza d’onda, si é creata un’affinità intellettuale e poetica,  e ho capito che erano loro quelli che cercavo. La nostra collaborazione é destinata a durare.

Da dove siete partiti? Prima di tutto ho chiesto loro esplicitamente che volevo delle fragranze in cui non si potesse riconoscere la piramide olfattiva, volevo qualcosa di misterioso, ricco, da scoprire ogni giorno. In questi profumi é racchiuso il mio pensiero sull’uomo e la donna di oggi, sull’identità di genere. Quello che vedo sfogliando le riviste femminili mi rende triste, é una donna che non conosco. La donna che io vedo é ricca di sfaccettature ma soprattutto é intelligente e misteriosa. C’è una canzone francese che dice “Non é Maria che amo, ma il mistero che nasconde”.  Peau de Soie é la trasposizione olfattiva della donna che io vedo, ho scelto il colore rosa che vira al grigio, perché rosa è il colore femminile per eccellenza, e il grigio nasconde il mistero. Anche l’uomo che ci propongono é ridicolo, una caricatura di macho, vedi Donal Trump o Sárközy. Amo gli uomini che, come me, hanno un lato femminile che non nascondono, perché ne sono fieri. Penso per esempio all’intuizione, che é fondamentale nel mio lavoro. Ho voluto quindi creare un profumo maschile ma che all’interno avesse sentori femminili, e il cui colore é grigio ma tendente al rosa. Anche se devo dire che molte donne amano Peau de Pierre e l’acquistano per loro. C’è poi la terza fragranza Peau d’Ailleurs che é una sorta di spazio tra i due ma non definito. Al naso ho chiesto di creare il profumo dell’astrazione, della velocità, del vuoto, di un’asteroide.  E’ la mia personale visione del domani, di quando tutto sarà distrutto non ci sarà divisione dei generi e il futuro sarà elsewhere.

Quale tra le fragranze è la sua preferita? E quale quella di sua moglie? Mia moglie ama Peau de Soie, io uso Peau d’Ailleurs di giorno e Peau de Pierre la sera, anche se ogni giorno che passa la mia preferenza per Paeu de Pierre diventa più netta.

Le fragranze si adattano al layering? Non funziona, ho provato, ma i profumi Starck Paris molto molto complessi.

Com’è stato per lei, abituato a lavorare con il senso della vista e tatto, confrontarsi con il territorio astratto del profumo? Ho amato lavorare a questo progetto perché l’astrazione é bellezza. L’astrazione é infinita e da molta più libertà.

Con quali dei suoi sensi lavora di più? In teoria lavoro tantissimo la notte. Il mio subinconscio é molto ricco. Tanto che prima di dormire dico sempre a mia moglie “Ok, andiamo a lavorare”. Sogno tantissimo. Visito mondi sconosciuti, conosco tante persone e a volte mi capita di vedere specie sconosciute. La mattina però mi sveglio esausto.

La linea Starck Paris é distribuita in Italia da Luxury Lab Cosmetics in selezionati punti vendita