Si chiama Apollinaire la nuova maison de parfum di Daniela Andrier, presentata in anteprima assoluta a Pitti Fragranze 2026 e attesa sul mercato da gennaio 2027 Sei fragranze nate insieme a Fabio Zambernardi, storico design director di Prada e Miu Miu, con cui la profumiera ha condiviso anni di lavoro e un’amicizia diventata oggi progetto creativo.
Maître Parfumeur di Givaudan, Andrier ha studiato filosofia prima di scoprire che creare profumi poteva essere un mestiere. Il rapporto con gli odori, però, arriva da molto prima. Da bambina adorava il profumo della torta al caffè che la madre preparava soltanto per il suo compleanno: per sentirlo più intensamente infilò un chicco di caffè nel naso e finì in ospedale. Un episodio quasi profetico per chi avrebbe poi fatto dell’olfatto la propria vita.
Dopo uno stage da Chanel con Jacques Polge e un’esperienza da Robertet, entra alla scuola Roure di Grasse e si forma anche con Édouard Fléchier, creatore di Poison e Vendetta. La sua carriera resta soprattutto legata a Prada, per cui firma fragranze come Infusion d’Iris e Prada Candy, lavorando proprio con Zambernardi.
Apollinaire nasce dal desiderio di lavorare finalmente senza brief né cliché. Andrier ama la nuance e i profumi che accompagnano, accolgono anziché imporsi: «Profumi che ti tengono la porta, non te la buttano in faccia». Per lei la vera seduzione nasce dall’autenticità e dal lasciare spazio a chi indossa una fragranza.
Il nome rende omaggio a Guillaume Apollinaire e le composizioni riprendono titoli e atmosfere poetiche. Tra quelle presentate a Firenze ci sono Acousmate, muschiato e legnoso, Nos Étoiles, costruito intorno a un gelsomino che Andrier racconta di aver cercato per quarant’anni, e una composizione all’iris nata originariamente per Fabio Zambernardi.
C’è poi un’altra ossessione personale che entra nel suo immaginario: gli uccelli. Andrier usa persino l’app Merlin per riconoscerne il canto. Un dettaglio che racconta bene la sua attenzione per ciò che è quasi invisibile: sfumature, suoni, passaggi, presenze leggere.
Ed è forse questa la cifra di Apollinaire: in un mercato che spesso cerca scia e impatto, Daniela Andrier sceglie spazio, memoria e poesia. Profumi che non occupano una stanza, ma aspettano che sia chi li indossa a completarli.