Simone Andreoli: questionario olfattivo

Alla scoperta dell’universo olfattivo di Simone Andreoli, naso e founder del brand di fragranze di nicchia che porta il suo nome…..

Primo ricordo olfattivo. Il mio primo ricordo olfattivo è legato alle vacanze al mare, da bambino. L’odore della salsedine, del mare, e poi della pineta. L’odore del legno arso dal sole, quello di resina e della corteccia dei pini marittimi.

Come nasce il tuo amore per le fragranze? Sono stato sempre creativo. Negli anni ho cercato un mezzo per traslare la mia vocazione artistica in qualche canale. Ne ho esplorato tanti. Ho suonato la chitarra, la batteria, composto canzoni. Gli odori però mi hanno sempre affascinato, sin da bambino, per il loro potere evocativo. A 8 anni mi sono innamorato dei profumi, e di questo mondo, grazie ad una visita che feci con i miei genitori, durante le vacanze estive, ad un laboratorio di Grasse. Ricordo che rimasi profondamente colpito sia dalle essenze che dal processo di creazione dei profumi. A 16 anni avevo la certezza che avrei lavorato in questo mondo e creato un mio brand. Ho iniziato così a documentarmi e scoperto che a Grasse esisteva il Grasse Institute of Perfumery e mi sono iscritto, anche se inizialmente ero titubante, pensavo che avrei avuto difficoltà con la chimica. Credevo che senza una conoscenza approfondita della chimica non sarei riuscito a creare fragranze. Destino volle che in quel periodo mi capitò di leggere un’intervista a Lorenzo Villoresi che diceva che, nel processo creativo di una fragranza, la chimica occupa una parte minore rispetto alla conoscenza della materia prima e alla parte creativa. E’ stato così che ho acquisito la fiducia che mi mancava per intraprendere questa professione.

Primo profumo comprato. Attitude di Armani, aveva tutte le caratteristiche di un fougère con contaminazioni orientali. Purtroppo è stato discontinuato.

La materia prima con cui ami lavorare. Amo i fiori tropicali, la vibrazione che suscitano, i colori che hanno, e le nuance fruttate. I fiori classici, quelli più usati in profumeria, mi comunicano poco. Mi piacciono molto anche le note fruttate, mi mettono allegria, mi ricordano l’infanzia, le vacanze, il mercato di Cesenatico, l’odore di pesca, melone, ciliegia.

Nella tua collezione qual è il profumo che ti rappresenta di più? Silenzio, un profumo ricco di contrasti, dedicato all’amore. Dentro ha tutto ciò che amo, ha una parte tabaccata dolce, resine sontuose, una nuance morbida e rassicurante e un accordo nero di oud, guaiaco e betulla. E’ un mix di note morbide e avvolgenti, più note oscure, misteriose e ruvide. E’ una fragranza con luci e ombre che mi rappresenta.

Il best seller? Don’t Ask Me Permission. E’ un orientale fruttato con una nota potente di passion fruit, pesca e ylang ylang. In testa è frizzante grazie al lime e zucchero, il fondo è liquoroso, con un accordo di cachaça, sandalo e ambra.

Di cosa odora la tua casa? Legni e tabacco.

Un odore che non ami. Il cumino. Mi mette a disagio, mi genera repulsione, mi rimanda alle secrezioni stantie dell’essere umano.

Un odore di cibo che ami. La pizza.

Collezioni qualcosa? Vini e distillati.

Un odore che ti fa tornare bambino. Quello delle lasagne, uno dei riti della domenica in famiglia.

Un odore senza cui non puoi vivere. Quello del mare.

L’odore della tua città. E’ molto cambiato nel tempo. Carpi, la mia città, era una zona ricca di maglifici e aziende specializzate nel tessile, ricordo che da piccolo, quando andavo a trovare mio zio, nel suo ricamificio, o da mia madre, che lavorava nel tessile, c’era questo odore di bucato, di tessuti lavati e stirati, di pulito che sentivi anche nella città. Adesso odora più di metallo, pietra, cemento e sabbia.

 

 

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