Affinità olfattive: Cristian Cavagna e Oiro

Cristian Cavagna: collezionista di profumi e amministratore di Adjiumi, noto forum dedicato alle fragranze di nicchia, e il profumo che più ha rapito il suo cuore e il suo “naso”….

Bresciano, imprenditore, Cristian Cavagna ha due grandi passioni: i profumi e la moda radical-chic di Prada. Da quasi una decade, nel tempo libero, amministra Adjiumi forum dedicato ai profumi di nicchia, dove appassionati da ogni parte d’Italia si confrontano sulle fragranze iconiche del passato e i nuovi lanci, scambiando commenti, dritte e dissertando alla maniera di Chandler Burr, il critico di profumi più temuto e rispettato dall’industria del settore. Quest’amore per le fragranze artistiche nato in tempi non sospetti (quando ancora non era esplosa la moda della nicchia) ha reso Cristian un riferimento nel settore, noi gli abbiamo chiesto di parlarci del profumo che più gli è rimasto nel cuore tra la sua collezione infinita di fragranze….

“E’ possibile provare un sentimento forte per un profumo, perché amarlo, non significa indossarlo e basta, significa conviverci, saperlo ascoltare, concedergli la pelle e lasciare che invada la tua anima. Era il 2006, verso la fine dell’anno ed il mio sguardo, oltre al naso, venne catturato da delle particolari bottiglie con una gabbietta in metallo, erano le fragranze di Mona di Orio, avevano un tappo da champagne, lo stesso tappo, ma in sughero, che Jacquesson usa per tappare le proprie bottiglie, sarà stato un caso, ma era da pochi mesi che stavo iniziando la conoscenza di una persona, il mio attuale compagno, un grande appassionato di vini. Dato che per scaramanzia e visto il periodo, serviva qualcosa di nuovo, qualcosa di rosso e qualcosa di vecchio, io non sono scaramantico, ma avevo bisogno di una scusa per comprare l’ennesimo profumo, decisi che quel “qualcosa di nuovo”, con il quale chiudere l’anno, doveva essere un Mona di Orio. Mona di Orio, la creatrice, ha imparato da Edmund Roudnitska, a cui aveva chiesto se poteva osservarlo durante il lavoro, per 6 anni ha guardato un grande della profumeria e le ha inculcato una certa attenzione per le materie prime di qualità.

Per “Oiro” è stata passione al primo sniffo, è stato il primo profumo con il quale ho fatto l’amore, e se è possibile con lo Yogurt Müller, come celebra un famoso spot, non vedo perché non possa succedere con un profumo: un agglomerato di vibrazioni. Ho sempre pensato che i profumi di Mona avessero la sorpresa dentro, come le uova di Pasqua, Oiro racchiudeva (uso il tempo passato, perché la fragranza è stata discontinuata, ma è probabile che torni in circolazione nel nuovo pack, con una formula, forse, leggermente modificata/semplificata), una assoluta di gelsomino indiano, di verdi sfaccettature, caricata a molla, pronta a rilasciare tutta la luce accumulata dai fiori, durante i giorni più caldi. Il gelsomino, con quel tipico profumo inebriante, un diapason odoroso, una scia che allunga il profumo fino a creare un arcobaleno ricco e complesso, un richiamo odoroso, il flauto magico che provoca incanto. Il profumo evolve e diventa una colata di oro ed emozioni, che ti scivola sulla pelle e ti solletica la voglia di spruzzare ancora e poi ancora, fino a svenire su un letto di ylang-ylang. Questa la piramide: Le note di testa sono, mandarino, pisello dolce e spezie. Le note di cuore sono, gelsomino, olibano, eliotropio, ylang-ylang e vetiver. Le note di fondo sono, elicriso, cedro, ambra e muschio.

Purtroppo la creatrice è scomparsa prematuramente, ci ha lasciato in eredità delle creazioni uniche, creazioni che non parlano di viaggi e avventure, ma raccontano caratteri, persone e quando le indossi, le senti, per questo è possibile un rapporto così stretto con certi liquidi odorosi.”

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