Anna Paghera: il profumo di un giardino

Un architetto del paesaggio di fama e la sua linea di fragranze, ispirata al mondo dei giardini. Scopriamo insieme la collezione Anna Paghera e il meraviglioso mondo di fiori e piante che la circondano…

Quando si dice il destino scritto scritto nel nome, in questo caso un cognome: Paghera, la cui etimologia, nell’antica lingua del luogo, significa bosco di abeti. Da cinque generazioni la famiglia Paghera si dedica con successo al mondo dei giardini, nell’architettura del paesaggio, tanto da diventare un riferimento nel settore. Anna Paghera studi sul campo nei più bei giardini d’Italia, e una grande curiosità di fondo, ha aggiunto nel tempo al business di famiglia, l’Interior Design e in seguito il ramo Fragrances, con una linea che porta il suo nome e che rispecchia un mondo che conosce bene. Da sempre i giardini sono il suo habitat naturale e foglie, bacche e cortecce ma anche petali e pistilli sono la sua fonte di ispirazione. Profumi formulati come pozioni antiche, che considera “Rimedi” da indossare e annusare, per migliorare gli stati d’animo e favorire la felicità. Curiosi e affascinati del suo lavoro e dalle sue fragranze ci siamo fatti raccontare….

 

Primo ricordo legato al mondo botanico. In vivaio, con mio padre, Filippo Paghera. Ero piccola, 7 anni circa. Mi affascinava vederlo innestare le piante e assistere qualche mese più tardi alla trasformazione che questi gesti generavano. La percepivo come una sorta di magia. Ricordo che un giorno mi chiese quale fosse la mia rosa preferita, fra le molte che circondavano la casa o crescevano in vivaio. Ne tagliò un pezzetto col suo coltellino da innesti e con gesti brevi e precisi lo inserì nel ramo di una rosa insulsa, nata spontaneamente contro una parete assolata. Era marzo. A maggio, da quella rosa selvatica dai fiori bianchi e semplici, fiorirono sontuose e profumate corolle rosa corallo. Se non avessi visto con i miei occhi non l’avrei creduto possibile.

Così, anche se mio padre mi spiegò che la Natura sa fare miracoli nei modi più semplici, io maturai l’idea che disponesse di un coltellino magico con cui poteva compiere miracoli! Ero rapita, affascinata da tutto questo. Lo stupore e l’emozione che accompagnò quel fatto, alimentarono la mia curiosità. Il vivaio, con i suoi ettari ed ettari di filari di piante, diventò un mondo da esplorare. Il mio mondo. Ogni giorno facevo le mie ricognizioni, controllavo le novità: le fioriture dei ciliegi e dei mandorli, che svelavano quanti frutti avrei raccolto poco dopo, seduta a cavalcioni dei rami più grossi; la mutazione perpetua del fogliame e dei fiori che da primavera al tardo autunno raccontavano le loro storie, fatte di colori, odori, profumi; il momento in cui le donne di casa seminavano i fiori da taglio e piantavano i bulbi di dalie e gladioli. Che esperienza meravigliosa. Che insegnamento di vita.

Primo ricordo olfattivo. Il profumo dolciastro delle petunie scaldate dal sole: rivestivano un’intera scarpata di fronte al selciato dove giocavo. Un profumo che lego alla “gioia senza pensieri”. Il profumo dei fiori di tiglio: costeggiavano il viale che percorrevo ogni giorno tornando da scuola. Ogni anno, a giugno, il loro profumo annunciava la fine della scuola. Lo lego al senso di “libertà dai vincoli”.

Ci parla della sua professione? E’ variegata, per usare una definizione botanica. Perché nel tempo, in maniera naturale, supportata dalla curiosità e volontà di crescere, migliorare, esplorare, al “ramo” Green Design ho aggiunto l’Interior Design e in seguito il ramo Fragrances. Un po come innestare su una pianta primaria altre varietà, con peculiarità diverse dalla pianta originaria ma complementari e migliorative. Il concetto è lo stesso. Fra lo studio di esterni ed interni, la matrice creativa è la stessa: immaginazione, senso dell’armonia e delle forme, criterio e gusto nel ricercare coerenza stilistica, prospettiva e architettura per disegnare gli spazi.

Una professione che mi porta a vivere ogni giorno di lavoro in maniera diversa dal precedente. Passo dallo studio di uno scenario verde, allo studio di prospetti, sezioni e piante di un interno, o di una struttura architettonica. Ricerco e seleziono varietà di piante e fiori che caratterizzeranno un allestimento o un giardino e con lo stesso senso del colore scelgo i tessuti e i materiali che vestiranno una casa. Per la stessa casa immagino il profumo che la dovrebbe personalizzare. Mentalmente accosto il sentore di un fiore, di un legno, di una scorza, di una bacca. Prendo nota del mood che vorrei interpretasse. Annoto i nomi botanici delle piante che mentalmente ho visualizzato. Intuizioni istintive che in seguito danno vita allo studio di un profumo preciso. Interior, Green e Fragrances Design, settori diversi ma in realtà, dal mio punto di vista, strettamente connessi. Stesso approccio, stessa dedizione, stessa matrice creativa. Semplicemente declinata in tre ambiti diversi.

Tra tutte le installazioni, scenari verdi e ricostruzioni scenografiche a tema che avete curato quale le ha dato maggiore soddisfazione? In quasi 40 anni sono molti e diversi gli allestimenti creati, alcuni realizzati per personaggi e location importanti. Altri per persone comuni. Ma la soddisfazione è commisurata in primis a quella del cliente e alla certezza di aver toccato le sue corde emozionali. La mia natura, a prescindere dal prestigio di una location o del committente,  mi porta a seguire ogni lavoro mettendoci l’anima. Ogni lavoro, dal più “normale” al più complesso, mi risucchia, mi cattura, devo entrarci dentro con tutta me stessa. Per questo ne seguo personalmente tutte le fasi.  Il percorso creativo inizia dall’idea giusta, da un progetto pensato. Ma non basta. Bisogna organizzarlo e realizzarlo. Nel mio mestiere non s’improvvisa niente.

La maggiore soddisfazione l’ho avuta con l’orto-giardino realizzato per Lapo Elkann nel Piazzale delle Ghiaie al Pitti Uomo di Firenze. Da subito ho immaginato un percorso fra importanti piante di campagna, fiori e ortaggi. L’ispirazione sono stati i capi della sua collezione, tinti con pigmenti di verdure. Volevo uno scenario che accompagnasse i visitatori in uno spazio senza tempo. Fra colori e profumi di un orto-giardino, dove i capi d’abbigliamento sembrassero far parte della scena e allo stesso tempo ne fossero esaltati. E’ stato impegnativo per le tempistiche, la mole di piante di gelso alte 5 metri, le balle di fieno da trasformare in sedute vegetali, la grande quantità di erbacee e di fiori selvatici con i quali ricreare macchie che sembrassero nate sul posto. Ma il risultato scenico ha ripagato ogni fatica.

Altro lavoro di grande soddisfazione é stato il carro allegorico per la contrada di un paese che da anni non vinceva l’ambito premio. Mi conquistò la franchezza e la semplicità di una richiesta squattrinata ma accorata, alla quale non seppi dire di no. La sfida fu il creare un micro “Giardino all’Italiana” animato da rosa, peonia e tulipano: 3 giovani ragazze in abiti di tarlatana ispirati alle forme e colori di questi fiori. Una sorta di “Quadro Vivente”. L’entusiasmo e la partecipazione risolsero la mancanza di budget. Il resto lo fecero il progetto, la maestria di una sartina di paese armata di ago e filo, fiori in abbondanza per tempestare gli abiti e acconciare i capelli. Finì in lacrime di gioia, baci e abbracci per la vittoria della contrada. Quale maggior soddisfazione?

E quale é stato il lavoro più complicato da portare a termine? L’allestimento floreale progettato per il Teatro alla Scala di Milano, in occasione della “prima” dell’Aida, regia di Zeffirelli. Un bellissimo lavoro, che mi coinvolse per la forza interpretativa che volevo raccontasse. Dalla scelta di bacche e fiori africani come il loto, la protea e i datteri acerbi, alle grandi foglie di palma che evocano le plissettature delle gonne a pannello dell’antico esercito egiziano. Una ricerca che iniziò dai paramenti e oggetti di scena originali del 1871, della prima al Teatro dell’Opera del Cairo, esposti per l’occasione nel Museo della Scala.

Risultato splendido, grandi complimenti da parte della Direzione Artistica del Teatro a fine lavori, la sera precedente il gran giorno. Peccato che quella notte, nei foyer dei vari livelli, le grandi foglie di palma fatte arrivare da Israele, larghe 1 metro e mezzo ciascuna, infilate in alti vasi a colonna rivestiti in foglia d’oro, siano state letteralmente “essiccate” dal sistema di ventilazione ad aria calda portato al massimo regime. E’ solo grazie all’immediato aiuto e totale disponibilità dell’Associazione Fiorai di Milano, coinvolti nell’esecuzione delle composizioni floreali che avevo progettato per i palchi, che riuscii a risolvere. Fu un intervento estremo, sul filo del rasoio. Una lotta contro il tempo. Vinta con determinazione, ma soprattutto, per il grande senso di collaborazione e di rispetto del lavoro altrui.

Il suo giardino ideale. Mi piace possa coniugare il concetto di rapporto fra paesaggio e architettura, fra stile addomesticato e selvatico, fra formale e naturale. Mi piace susciti sorpresa. Detto in due parole: Ragione e Sentimento.

Il giardino più bello che ha visitato. Sissinghurts, nel Kent. Per la maestria con cui Vita Sackville West ha diviso e circoscritto lo spazio in stanze, aprendo al tempo stesso lunghe e ampie viste prospettiche culminanti in punti focali inaspettati, sottolineati da elementi scultorei, vegetali o lapidei. Hestercombe, per i tagli architettonici e la padronanza nell’uso dei materiali locali ideati per i percorsi, le pergole e le pavimentazioni ad opera dell’arch. Edwin Lutyens. E per il poetico e sapiente uso del colore e delle varietà botaniche di Gertrude Jekyll, garden designer d’inizio secolo.

Il fiore/arbusto/albero preferito e il perché lo ama.  Fiori: il giglio di S.Antonio, lo lego all’infanzia, al senso di purezza e semplicità che simbolicamente rappresenta. Datura suaveolens, per il profumo dei fiori e l’eleganza della loro forma sartoriale, ad imbuto, rigorosa e voluttuosa al contempo. Arbusti: viburnum opulus, per il suo portamento morbido, generoso. Perché tutto di questo arbusto è decorativo: foglie di un bel verde che in autunno sfumano in giallo-arancio; fiori che creano candide sfere profumatissime; drupe che formano piccoli mazzetti di bacche autunnali rosso vermiglio. Piante: Davidia involucrata, l’albero dei fazzoletti, per la magia poetica della sua “sfioritura”: una pioggia di delicati e volteggianti fiori, identici alle foglie per forma e grandezza, ma di colore bianco latte. Così copiosa, da tessere un candido tappeto  ai piedi dell’albero.

Ci parla della sua linea di fragranze?  E’ nata per passione. Creata con amore. Sono profumi che raccontano le mie radici, le mie origini a stretto contatto con fiori, piante, giardini. Sono veri, inusuali, lontani dai diktat olfattivi dettati dalle mode commerciali. Profumi “persistenti”: non lesiniamo sulla quantità % di essenza pura diluita in alcool cosmetico. Profumi “sicuri”: nascono da materie prime di grande qualità garantite all’origine, accompagnate in fase di lavorazione da certificati di sicurezza Ifra.  Il punto fermo, la conditio sine qua non che mi ha guidata sin dall’inizio. E’ troppo importante conoscere esattamente cosa si vaporizza nell’aria e di conseguenza cosa si respira…

Tra le fragranze della sua linea quale si adatta alla stagione? Della Linea “Profumi dell’Anima”, Arancio di Tangeri lo trovo perfetto per l’autunno inoltrato. Quando l’ho creato ho ricordato i gesti di mia nonna, che amava scottare sulle braci del camino le scorze d’arancia avvolte su stecche di cannella. E’ un profumo che mi ricorda il calore della generosità, il fervore e la dedizione, l’amore tradotto in piccoli gesti quotidiani.

Della Linea “Elisir”, in questa stagione che prelude all’inverno, non si puà fare a meno di Amuletum e N°9. Hanno una base di legni odorosi e resine pensata per purificare e sanificare l’ambiente. Elisir é una linea di profumi definita Toccasana olfattivi.  Ho pensato a composti di essenze adatti a curare le disarmonie degli ambienti in cui si vive e si lavora.  Una sorta di panacea universale per ripristinare all’istante un’aria di felicità, salute, successo, gioia, fascino  e buonauspicio. Questi i nomi che caratterizzano le fragranze.

L’odore della sua casa Cambia al ritmo delle stagioni! In questo momento la mattina odora di Felix, lo uso per le stanze da notte per predisporre al sonno e al relax. Di giorno adoro Quid in + un profumo stimolante e rilassante come una passeggiata in un giardino d’ombra. La sera Rosso di Cipro, scalda l’atmosfera, la rende intima e intrigante.

L’odore del suo giardino in questa stagione. Ananas maturo, del grande cespuglio di salvia elegans che troneggia nell’orto, mescolato al profumo sottile delle ultime rose e delle adorate zinnie.

Il suo odore preferito. Un odore che sappia di pulito, di sole, di aria, di albicocche mature e di caprifoglio.