Ogni profumo della mia vita: Stefano Sprecacenere, beauty trainer, esperto in cosmeceutica e traduttore medico

Il profumo, come la musica, é in grado di riportare alla mente emozioni e i ricordi più nascosti. C’è chi usa lo stesso da sempre e chi ne ha avuti di diversi, che hammo accompagnato diverse fasi della vita. Scopriamo insieme quelli di Stefano Sprecacenere, beauty trainer, make-up artist, esperto in cosmeceutica e traduttore medico

“Sono Stefano Sprecacenere, da anni consulente nel mondo delle fragranze di ricerca e del beauty selettivo. Beauty Trainer, make-up artist, esperto in cosmeceutica e formulazioni tecniche sono stato sottratto all’arte medica dalla passione per la cosmesi. Attualmente in Russoconcept, Luxury Boutique a Pescara, mi occupo della progettazione di protocolli di auto-trattamento potendo fare affidamento sui più importanti brand di skincare. Inoltre, accompagno i miei clienti in percorsi olfattivi personalizzati, cercando di regalare loro una esperienza immersiva indimenticabile, condotta sul filo sottile dell’emozione. Traduttore medico per l’editoria internazionale e le multinazionali farmaceutiche, mi tengo in equilibrio tra le parole della scienza e quelle dell’anima “

Il profumo per me é…..il vestito dell’anima. E’ una risposta lapidaria, veloce, immediata, forse un po’ banale. Tutti i giorni siamo abituati a cercare nel nostro guardaroba qualcosa che ci rappresenti e ci faccia stare bene, in relazione all’occasione d’uso. Se devo partecipare ad una riunione di lavoro e voglio essere elegante senza risultare appariscente, indosso una camicia bastonetto. Se tuttavia in serata mi aspetta una cena formale, mi porto dietro una giacca da sera, magari impreziosita da un collo sciallato in velluto. Il profumo segue le stesse non-regole. Deve farmi stare bene ed essere adatto alla circostanza per il quale lo seleziono. A tutti gli effetti veste la parte più intangibile di me e comunica con la zona emotiva del cervello umano, il sistema limbico. Il profumo ammanta e convoglia emozioni; il suo tessuto non è costituito da fili ma da accordi spesso insondabili che si modificano con la chimica cutanea individuale. Come starà su di me, su nessun altro. E’ l’accessorio più privato e mutevole. Quello più difficile da scegliere e allo stesso tempo in grado di fare la differenza, lasciando un segno persistente e distintivo.

Da bambino….rubavo Anais Anais di Cacharel dalla toletta di mamma. Giglio, giacinto e mughetti; si tratta un fiorito bianco pulito e virginale. Per me rappresentava l’abbraccio materno e mi trasportava in un’atmosfera di tranquillità e accudimento. Ero davvero piccolo. Chiaramente non lo prendevo in prestito in senso stretto, ma lo vaporizzavo sui giochi e nelle stanze. Ho fatto lo stesso qualche anno dopo con Laura di Laura Biagiotti: mi piaceva sentire il profumo della mamma nei posti in cui mi trovavo. Mi lega a lei, donna straordinaria, un rapporto speciale.

Il primo profumo che mi hanno regalato..Sono sempre stato un uomo difficile in materia di fragranze e gli amici, ben sapendolo, si sono sempre rifiutati di regalarmi profumi. Tuttavia, la credenza secondo la quale le fragranze non debbano essere donate costituisce un mito da sfatare: trovo interessante l’idea di mettersi alla prova cercando di emozionare con un profumo. Più di dieci anni fa, il mio compagno dell’epoca mi regalò Le Beau Male di Jean Paul Gaultier, tra le primissime creazioni di quello che sarebbe diventato Francis Kurkdjian. Marco, questo il suo nome, non era un uomo attento al mondo del beauty: il fatto che avesse capito quanto mi piacesse quel profumo mi intenerì molto. Conservo ancora la scatola in latta del contenitore come ricordo di una persona che ho amato (e odiato) tanto.

Il primo profumo che ho comprato. Pleasures di Estée Lauder. Frequentavo il quinto ginnasio. Non mi rappresenta più e non riuscirei ad indossarlo ancora ma ha segnato l’epoca degli studi classici, insieme ad Allure, di Chanel. Non so perché lo amassi tanto ma mi faceva sentire “in ordine”. Ero uno studente precisino e meticoloso.

I profumi che prediligo…… I liquidi scuri, opulenti, con accenti dolciastri, ricchi e persistenti che tuttavia lascino spazio a sensazioni polverose e quasi-pulite nel finale. Gli oud (aromatici), le ambre, le spezie, i legni non troppo secchi e i muschi mi hanno sempre affascinato, ma non disdegno l’iris, che trovo di una eleganza sopraffina.  In sintesi potrei dire che il profumo perfetto è un legnoso resinoso, lievemente balsamico, dolce e accompagnato da accordi poudrée, solo in fondo più clean e dilatati. Xerjoff con Alexandria II e Fars è stato più volte a un passo dal profumo fatto su misura per me.

Il profumo che ho usato più a lungo.. Dior Homme nella sua prima versione, quella del 2005, purtroppo oggi introvabile perché più volte riformulato. Un iris dalla testa “lipsticky” con morbidi accordi scamosciati. Era la quinta essenza della raffinatezza e lo consideravo adatto ad ogni occasione. Oggi solo Bois D’Argent della stessa Maison (ma in collezione privata) riesce a trasmettermi sensazioni analoghe. Era trasversale, seducente e provocatorio, praticamente genderless. Una composizione così versatile la riconosco a Noir Extreme di Tom Ford.

Un profumo che mi sono pentito di aver acquistato….Black Orchid. Un capolavoro assoluto di Givaudan per Tom Ford del lontano 2006, acquistato forse due mesi dopo il lancio in Italia. Purtroppo, le note di tartufo e patchouli sono troppo graffianti per il mio naso, soprattutto in testa. Lo conservo nella mia collezione come un’opera d’arte da ammirare per il costrutto compositivo, ma non riesco ad indossarlo. Lo paragono spesso ad un Picasso molto contorto: non ti viene in mente di metterlo sulla testata del letto perché fa confusione ma possiede un valore intrinseco inestimabile.

Tra i miei profumi quello che mi rappresenta di più, che più si avvicina alla mia personalità é….Baccarat Rouge 540 Extrait di Francis Kurkdjian. E’ penetrante come lo sarebbero 1000 elefanti sulla cruna di un ago e al contempo delicato come un ritaglio di chiffon che cade a terra silenzioso. Sono una personalità eclettica e duale e mi rispecchia in ogni sua multiforme e mutevole sfaccettatura. Inoltre, la sua strutturazione tripartita in accordi sinestesici [(zafferano) – (edione) – (ambra grigia, legni ambrati e mandorla amara)] è in grado di  trasfigurarlo in qualcosa che supera il concetto di fragranza e assurge al sublime dell’opera d’arte. Mi piace indossarlo perché mi dà la sensazione di portare addosso la versione liquida di un inestimabile Leonardo contemporaneo.

Il profumo che indosso oggi: Elysium di Roja Dove. E’ un fougère aromatico con accenti vagamente acquatici. Ambra grigia e cuoio della coda mi avvolgono in un’atmosfera più dolce mentre la testa esperidata e frizzante mi risveglia: l’equilibrio perfetto per una mattina caldissima con l’aria condizionata forse troppo aggressiva.

Un profumo che mi evoca momenti felici. Gold Knight di By Kilian: bellissime serate invernali con gli amici di fronte al camino. Anice stellato, miele e vaniglia; superlativo e un po’ dandy.

Un profumo femminile che ho usato é….L’Eau Des Merveilles di Hermès. L’ho sentito per la prima volta sul collo di un amico e mi stupii di quanto perfetto fosse su un corpo virile. Ne addolciva ogni tratto tagliente. L’ho comperato il giorno dopo senza nemmeno volerlo sentire sulla mia pelle. Anche se Il profumo non ha genere. Purtroppo siamo stati abituati dal marketing e dalla società a differenziare in modo troppo netto le fragranze: le donne indossano fiori e vaniglie, gli uomini legni e resine. Parzialmente li accomunano gli agrumi. Mi diverte l’esatto contrario: per esempio, la rosa veste l’uomo come non riesce a stare sulla donna mentre le donne dotate di una personalità decisa stanno benissimo con accenti secchi e persino affumicati.

Spesso mi viene chiesto che profumo sceglierei se fossi obbligato ad indossare una sola fragranza per tutta la vita……La risposta è sempre la stessa: piuttosto non metto più profumo.

Tra i profumi che possiedo ne compaiono diversi del brand Maison Francis Kurkdjian. Questo giovane naso è un portento assoluto. Riesce a stupire con fragranze solo apparentemente semplici nel suo guardaroba olfattivo ed esprime il massimo potenziale negli estratti più strutturati. Qualsiasi cosa realizzi (per la sua Maison o per altri committenti) è ricolmo di poesia. E’ sempre comprensibile, anche quando la piramide si ispessisce o si complica. E per fare questo serve un Genio. I suoi chypre sono mirabili: per un evento importante indosso sempre Lumière Noir Pour Femme, che fu realizzato per Catherine Deneuve e poi inserito in collezione permanente. Alla base classica del cipriato propriamente detto (rosa, patchouli e muschio di quercia) aggiunge un bellissimo narciso e note piccanti di peperoncino.

Ogni fase della mia vita é legata ad un profumo, in particolare…. Durante la primissima infanzia, la nonna materna usava Michelle Eau de Toilette di Balenciaga. Tutta la casa in cui sono cresciuto, vicino al mare, profumava di quella tuberosa. La mamma, invece, mi abbracciava al profumo di Laura o di Anais Anais che furono il leitmotiv della mia prima decade. Pleasures mi ha accompagnato durante tutti gli studi classici ed è stato sostituito, nella prima giovinezza e quando frequentavo l’Università, da Le Beau Male e in Seguito da Dior Homme. Oil Fiction, capolavoro indiscusso di Juliette Has a Gun in Luxury Collection, è il motivo, dico sempre, per cui sono un consulente estetico e non un medico: mi ha avvicinato al mondo della profumeria artistica, di ricerca e sperimentazione, universo che non ho più abbandonato. E sono contento così perché ho trovato finalmente la mia dimensione.

Cosa vorrei trovare in profumeria….Anche qui la risposta è lapidaria: la consulenza specialistica. Oggi nelle profumerie per così dire convenzionali (“nicchia” esclusa, per fortuna) sono impiegati per la maggior parte appassionati fortemente motivati ma privi di formazione. Gli stessi annunci di lavoro per ricoprire il ruolo non richiedono il possesso di competenze specifiche. Ecco, la passione non basta. Per consigliare un trattamento cosmetico efficace, che quasi sempre è protocollare,  bisogna conoscere le molecole attive, i meccanismi attraverso i quali agiscono ed essere in grado di strutturare routine di auto-trattamento su una solida base cosmetologica in relazione agli specifici bisogni della pelle. In materia di fragranze, di contro, è obbligatorio saper distinguere le famiglie olfattive, avere contezza di note, accordi e strutture allo scopo di guidare il cliente in un percorso olfattivo personalizzato. Le frasi ricorrenti “ha provato l’ultimo di” o “guardi come questa crema è morbida, ricca e profumata” mi fanno ridere. Il tecnico di profumeria non ha a che fare con accessori d’arredo per il bagno bensì con qualcosa si suppone serva ad un fine specifico, predeterminato e sapientemente individuato. Purtroppo, le stesse scuole di estetica non sono sempre in grado di focalizzare il percorso didattico su questo tipo di approccio. Ne deriva il disorientamento più totale, in cui si diventa vittime di acquisti sbagliati e le campagne pubblicitarie cercano di sopperire alle carenze formative del personale. In profumeria bisogna potersi prendere cura di sé da un punto di vista olistico: chi ci lavora non è un mero distributore di prodotti o un millantatore di sogni e promesse, ma un professionista esperto. Ciò merita un percorso educativo adeguato e una remunerazione commisurata alle capacità e all’esperienza.

 

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