Palermo e i suoi mille profumi: Meo Fusciuni

Un modo inedito di visitare una città affidandosi non solo alla vista, ma anche con l’olfatto, per scoprire la vera anima di un luogo. Ci accompagna nei vicoli di Palermo Meo Fusciuni, profumiere siciliano, che ha scelto per noi un suggestivo itinerario olfattivo…

Lui é Giuseppe Imprezzabile noto come Meo Fusciuni (Meo è il diminutivo di suo padre Bartolomeo, Fusciuni, il soprannome del nonno, che in dialetto siciliano vuol dire  “lo scorrere, il fluire dell’acqua“); siciliano, una laurea in Tecniche Erboristiche alla facoltà di Farmacia, un passato da ricercatore e glob trotter. Ha scoperto il mondo dei profumi dopo aver studiato aromaterapia ed é stato subito amore, tanto che nel 2010 ha lanciato il suo brand di fragranze Meo Fusciuni  ispirato alle memorie olfattive dei suoi viaggi, con tre profumi che compongono la Trilogia di Viaggio: Rites de Passage, Shukran e Ciavuru d’Amuri, meritandosi subito il plauso degli addetti al settore e del pubblico più esigente. La sua ultima creazione, Narcotico, inaugura un nuovo ciclo olfattivo: il “Ciclo della Mistica”, alla scoperta dei luoghi sacri e dell’animo umano.

“Durante i miei viaggi i luoghi si raccontano a me attraverso i mercati popolari e le loro vie, cuore pulsante di una città; come un canto odoroso che fin dal mattino intona le sue arie. Anche Palermo non sfugge a questa regola, i suoi famosi mercati, le strade, le piazze e il popolo che li vive, diventano cantastorie di questo teatro a cielo aperto. Diventano cartoline profumate del mio viaggio.

È sera quando arrivo a Palermo, penso che potrei soffermarmi per lunghe pagine a descrivere del primo gesto che compio ogni qual volta torno a casa: chiudo gli occhi e lascio che il mio naso ricordi, senta e mi faccia rivivere tutta la storia di questo luogo, del mio passato. Non sono nato a Palermo, ma ancora più a sud di quest’isola, nella cittadina portuale di Mazara del Vallo; non so spiegarlo ancora, ma Palermo è la mia vera casa.

Prendo alloggio nel quartiere del Capo, e scopro subito che siamo nei giorni della celebrazione di Santa Rita, la santa degli “impossibili”, delle rose. La casa si trova a due passi dalla bellissima Chiesa di S. Agostino, ribattezzata così dai palermitani e dove si svolge “il rito delle rose” dedicato a Santa Rita. Il tripudio di luci attorno alle chiese e nei vicoli della borgata, il profumo intenso di centinaia e centinaia di rose mi porta subito nell’animo di questa città contrastante, che fa della passione e della sacralità un perno importante della sua vita.

La notte prima della festa domenicale è un’impressionante attesa fatta di venditori ambulanti, che preparano insieme a tutta la famiglia le loro rose, quelle che i fedeli all’indomani porteranno in grazia alla santa e una volta benedette riportano a casa come buon auspicio. Per tutta la notte il profumo delle rose invade le vie di questo borgo; luci, rose, lucenti volti, stanchi ma coraggiosi della loro vita, della loro missione; celebrare al meglio la Santa. Portarle in dono le più belle rose. In queste prime ore passate cercando un posto dove poter mangiare qualcosa di buono e per toccare, sfiorare anche solo per poco la vita palermitana, il profumo incessante di queste rose mi riporta alla mente un viaggio di qualche anno fa: nella Valle delle Rose di El Kelaa M’Gouna, anche in quel luogo magico il fiore dei fiori veniva celebrato.

È fine maggio, la notte è passata; già nelle prime ore del giorno il caldo fa sentire la sua voce. Starò solo pochi giorni qui a Palermo e devo sentire il più possibile il profumo di questa città, come se dovessi fare il pieno di emozioni e memorie olfattive, almeno fino al prossimo ritorno. Passeggiando per i vicoli di Palermo la mattina presto, due profumi mi arrivano subito al naso: le note dolci e calde dei forni e  delle panetterie, situate in ogni angolo, e le note verdi dei carrettini che vendono la verdura e la frutta casa per casa. Nelle panetterie il profumo del pane si mescola a quello del sesamo, ingrediente fondamentale, sia nel pane che nei dolci siciliani, retaggio dell’ antica tradizione ereditata dalla presenza araba.

Mi dirigo verso il mercato di Ballarò, passando dalla bellissima e oggi molto etnica via Maqueda e da Corso Vittorio Emanuele. Prima di proseguire mi fermo davanti alla Chiesa di San Matteo al Cassaro, uno degli esempi più affascinanti dell’arte barocca a Palermo, qui nacque l’ispirazione per Narcotico, il mio profumo, primo capitolo del ciclo della mistica. Arrivai a Palermo in quel periodo con l’idea di raccontare l’odore del Sacro, l’antico legame che lega lo spirito umano alla fede, e decisi subito di venire a trovare quel filo d’Arianna in questa città, perché penso che come in quasi tutta la Sicilia, la mescolanza di culture ha impregnato di storia odorosa ogni angolo, che conserva memorie nell’aria, basta solo volerle ascoltare.

Il profumo dell’incenso, dei legni e delle cere, ricordo benissimo ancora l’odore penetrante della cripta; luogo che racchiude come santuario magico capolavori e le reliquie dell’artista scultore Giacomo Serpotta. Ricordi di un viaggio vissuto in un’estate passata, dove il mio spirito cercava risposte “profumate” a domande di vita.  Le chiese a Palermo hanno una vita odorosa particolare, intensa, fortificata e fissata dagli umori umani, dalla passione, dalla durezza di questo luogo.

Il nostro cammino prosegue fino alle porte del mercato di Ballarò, il mio preferito a Palermo, questo teatro a cielo aperto è culmine di cultura popolare e culinaria della città, qui tutti gli odori arrivano al naso, intensi, delicati, inattesi; le papille gustative rinascono per poi esplodere. Mi fermo continuamente a curiosare con il naso tutto ciò che passa sotto i miei occhi, le verdure, le spezie, le tante varietà di olive, i formaggi , la ricotta salata su tutti, sentire il profumo di quella cotta al forno è pura poesia per il mio olfatto. Poi tutto il resto: la frutta, le carni e i pesci che qui fanno da padroni, immensi tonni e pesci spada.

Oggi ho quasi quarant’anni e da qualche anno sono diventato vegetariano per cui non posso raccontare attualmente la sensazione del profumo e gusto della carni e dei pesci, ma sono cresciuto qui, da una famiglia di pescatori, la memoria dell’infanzia è ancora presente, l’odore del mercato del pesce al mattino, il profumo dei campi incolti dove raccoglievo le lumache, poi cucinate nella zuppa allora chiamata povera. Quasi alla fine del mercato c’è un carretto, dove ogni volta prendo un panino con le panelle fritte, farina di ceci fritta e pepata, ritorno bambino e come quando arrivai chiudo gli occhi e ascolto il profumo e il gusto del passato.

Dopo lunghe camminate nei vicoli palermitani, nei giardini nascosti dei palazzi del centro storico e lungo il porto, arriva la sera, lo sguardo quasi assente dopo una giornata ricca di emozioni visive e olfattive e il desiderio di scoprire il profumo della notte a Palermo.

Non esiste un particolare modo per descrivere il profumo di questa città di notte, è come se tutto il calore del giorno si depositasse a terra, l’aria vibratile della sera rasserena i cuori, profumi delicati dalle finestre delle case sulla strada, festività e celebrazioni sono finite, rimangono i bisbigli, le voci soffuse. E’ sera e anche adesso il profumo di questa città racconta il mio passato, la mia vita… non so ancora spiegarlo, io non sono nato qui, ma qui è casa mia e alla fine ogni cosa torna al suo posto: tutti i segni della vita e ogni profumo torna alla sua memoria.”