Professione naso: Céline Ellena

Alla scoperta di una delle professioni più affascinanti del mondo: il maestro profumiere o naso. Ne parliamo con Céline Ellena

La sua è una famiglia di profumieri; nonno, zio e padre – quel Jean-Claude che è uno dei più famosi nasi del mondo – naturale dunque che Céline Ellena intraprendesse la carriera di naso. Il suo esordio nel mondo delle fragranze risale a quando era bambina. Mentre i suoi coetanei si dilettavano con i giochi lei a 6 anni creava il suo primo profumo; un mix di  miscela di olive, fiori e menta, schiacciati con un mortaio e mescolati con un po d’acqua. Seguono gli studi alla prestigiosa ISIPCA di Versailles, l’esordio con una fragranza per Biotherm fino ad arrivare alle creazioni molto apprezzate per The Different Company e la linea di home fragrance  per Hermès. Curiosi di saperne di più sulla sua professione di naso l’abbiamo intervistata e abbiamo scoperto che…

Primi ricordi legati al mondo dei profumi. Sono legati alla mia infanzia, ricordo i miei piedini camminare nelle fabbriche di Grasse, ormai scomparse. Resta solo la memoria olfattiva.

Quando ha deciso di intraprendere la professione di naso? Volevo diventare una scrittrice o giornalista, ma mi dissero che non sapevo scrivere. Mi iscrissi per azzardo alla facoltà di psicologia e linguistica rendendomi conto che l’odore é uno strumento di linguaggio, una forma di scrittura. Ho iniziato a scrivere piuttosto tardi riguardo agli odori, quando ormai frequentavo ISIPCA, e ho deciso di essere l’unico giudice della mia grammatica e del mio vocabolario.

Qual è la parte più difficile del suo lavoro? Accettare o tollerare la concorrenza costante quando lavoravo in azienda: bisognava sempre vincere, in modo rapido e senza pensare.
Ho finito per fare creare formule in quantità e odori senza anima. Oggi sono profumiere indipendente e competo solo con me stessa. E’ molto meglio per la creatività e la qualità del mio lavoro. A volte ho dei dubbi terribili, perché sono sola, ho paura di non farcela, allora rallento, procedo a piccoli passi con tranquillità, per allentare la tensione.

Qual è la cosa più interessante del suo lavoro? Non faccio mai la stessa cosa due volte!

Come si allena il senso dell’olfatto? Uso il mio naso quotidianamente al di fuori del laboratorio, cerco di trovare le parole per descrivere gli odori, e poi  le molecole per riprodurre questi odori. Come il musicista che suona un po di musica costantemente nella sua testa.

Può descrivere una giornata tipo di un maestro profumiere? Comincio la mattina a sentire i profumi a cui ho lavorato il giorno prima. Riprendo poi le ricerche in corso e le modifico. Se non riesco ad andare avanti, se non mi vengono idee, mi metto alla tastiera e inizio a scrivere storie che hanno come fulcro gli odori, per far lavorare la testa su altre cose. A volte vado a fare una passeggiata (cosa che non potevo fare quando lavoravo come profumiere non indipendente) per cercare l’ispirazione. Scrittori, pittori e ricercatori in genere vi diranno tutti la stessa cosa; camminare mette in moto la circolazione di idee!

Un profumo del passato che considera un’opera d’arte. Gli unici profumi del passato che sono diventati opere d’arte sono quelli che non sono stati dimenticati. Personalmente mi piace “Bois des Iles” di Chanel, perché mi è sempre piaciuto il lavoro di Ernest Beau con lo ylang e il boisé androgino. Trovo invece l’accordo di aldeide totalmente obsoleto.

A quanti profumi sta lavorando? Mi capita spesso di lavorare a dieci profumi allo stesso tempo. Alcuni scompaiono, molti emergeranno in seguito, ma pochi finiscono in una bottiglia.

Come fa a trovare l’ispirazione?  Sogno. Mi racconto storie. Una parte di me fugge pur rimanendo immobile! Le persone poi sono una grande fonte di ispirazione: mi piace guardare la vita.

Ci può descrivere come nasce un nuovo profumo? Tutto inizia nella testa. E’ principalmente una creazione astratta. Un’immagine olfattiva che prende forma nel cervello. Traduco poi le molecole con una formula: materiali sintetici e materiali naturali per formare un odore specifico. Sono necessarie molte, molte modifiche, fino a quando questo odore diventa una storia.

Qual è la sua materia prima preferita? Non ho un soggetto preferito. In realtà scelgo i materiali che saranno utili per la mia storia. Non scelgo un olio di rosa perché è costoso e profuma di buono, ma perché l’olio di rosa è utile alla narrazione: per portare la luce, un profumo mieloso, l’acqua. Se l’essenza di rosa non fa nulla, scompare dalla mia formula.

Il profumo che ha creato che le ha dato più soddisfazione. I profumi di Hermès. Poiché oltre l’universo puramente olfattivo, ci sono diverse storie e molte persone che lo hanno attraversato. Capire e immaginare una casa, le abitudini di chi ci vive, i profumi che si amerebbe sentire in casa. E poi lavorare a stretto contatto con gli artigiani che mi hanno accompagnato durante tutto il processo creativo: Guillaume Bardet che ha creato gli oggetti, i maestri cerai, i ceramisti, gli artigiani della carta …

Ha un motto? Non compiacere l’ego ma la formula.

C’è un ingrediente che considera essenziale nelle sue creazioni? Gli ingredienti magici come sale, zucchero, o glutammato non esistono in profumeria. Ma la combinazione di diversi ingredienti, che si chiama accordo, e che è frutto di molte attività.