Helena Rubinstein: una donna, un mito

 “Non esistono donne brutte, ma solo donne pigre”, usava ripetere Helena Rubinstein, che sulla bellezza ha fondato un impero. Storia di una piccola grande donna che ha rivoluzionato il mondo della bellezza…

Un vulcano di idee concentrato in 148 cm, quelli di Helena Rubinstein la donna che rivoluzionò insieme ad Elizabeth Arden il panorama della cosmesi sdoganando il make-up, fino ad allora appannaggio di attrici e femmine di malaffare. Da paladina dell’indipendenza della donna quale era, Helena Rubinstein iniziò a produrre e a mostrare alle donne come il makeup poteva essere un alleato e incoraggiò le donne ad autodefinirsi come individui in grado di esprimere la loro personalità.   Tutto nasce dal grande intuito e senso degli affari di Helena Rubinstein, il cui vero nome era Chaja, che, dopo aver lasciato la natia Polonia per l’Australia, si accorse presto che le native le invidiano la pelle d’alabastro, al contrario della loro, secca e rugosa. Iniziò nel giro di poco a commercializzare la crema per il viso che si era portata dall’Europa, creata per lei dal farmacista della madre, a cui chiese la formula. Una crema a base di lanolina ed erbe che ribattezzò Valaze e che fu un tale successo da renderla ricca.

Helena Rubinstein si trasferì poi a Londra e nel giro di poco aprì diversi saloni di bellezza in tutto il mondo, dove Helena insegnava non solo a curare la pelle e a truccarsi, ma anche a camminare, pettinarsi, comportarsi da signora. Ma fu negli Stati Uniti, dove in seguito si trasferì, che il suo business si trasformò un impero e dove fondò la Helena Rubinstein. Pioniera nel suo campo lavorò con grandi scienziati del suo tempo a lei si deve la classificazione del tipo di pelle (1910), il primo idratante, fu paladina della protezione solare, soleva dire “le scottature sono un suicidio beauty” creò il primo mascara impermeabile (1938) e il primo mascara moderno (1958). 

Donna dalla forte personalità: lo si intuisce dalle creazioni surrealiste di Schiapparelli,  o quelle opulente di Poiret che amava indossare, o dalla quantità di gioielli di cui era solita adornarsi, e che collezionava, riposti in un archivio divisi per pietre: “D” per i diamanti, “E” per smeraldi, “P” per le perle.  “La qualità è bello, ma la quantità fa spettacolo”, disse una volta. Una donna che ostentava capelli nero corvino, raccolti in chignon, anche quando era âgée e che hai tempi sposò in seconde nozze un uomo più giovane di lei di 23 anni.

Una donna coraggiosa e ostinata che non accettava rifiuti: come quando una volta le negarono, in quanto ebrea, l’acquisto di un appartamento al  625 di Park Avenue e lei mandò i suoi ragionieri a comprare l’intero palazzo, o come quando decisa ad avere un ritratto di Pablo Picasso, lei che era una vorace collezionista d’arte, lo chiamò periodicamente per 20 anni e una volta arrivata a casa sua in Provenza si rifiutò di andarsene fino a quando lui si arrese e la ritrasse.

Per chi volesse esplorare la personalità della grande beauty mogul fino al 22 marzo al The Jewish Museum di New York, 1109 Fifth Avenue: “Helena Rubinstein: Beauty is Power”. Una mostra che comprende oltre duecento oggetti appartenuti alla Rubenstein, per lo più pezzi d’arte. Helena Rubenstein fu una delle prime mecenati dell’arte moderna europea, sud americana ed in particolare africana. Tra gli oggetti in mostra i suoi accessori di moda, bellezza, e capolavori di Picasso, Miro’, Matisse, o Frida Kahlo.

Il titolo della mostra prende spunto da uno dei primi slogan che Helena Rubinstein usò per promuovere i suoi cosmetici. La campagna pubblicitaria “Beauty is Power” che comparve per la prima volta su un giornale australiano nel 1904, una frase audace audace per l’epoca.