Che profumo ha il tuo quartiere ?
Di cosa odora la tua città ?
In pochi riusciranno a rispondere a queste domane senza dover ricorrere ad un grosso sforzo immaginativo.
Se chiudo gli occhi, riesco a ricostruire con accuratezza fotografica i luoghi e gli odori della mia infanzia: i fiori di pitosforo che incensavano la frescura delle sere d’ estate, la resina dorata dei cipressi che mi restava appiccicata sui vestiti e sulle dita, la salsedine che inumidiva le tamerici, e sopra ogni altro, quello della pineta, con il suo soffice e scricchiolante tappeto di aghi profumati, dove ogni albero era da scalare, e che ogni giorno si faceva palcoscenico di avventure sempre nuove, immaginate per sfuggire alla noia dei lunghi pomeriggi solitari.
Ma lasciando da parte i paesaggi bucolici e la malinconia dei ricordi, oggi che i miei capelli sono grigi come il cielo di Milano, città che mi ha accolto quasi vent’ anni fa, anche gli odori che mi circondano sono cambiati insieme a me; quelli naturali si sono fatti più radi e circoscritti, cedendo il posto all’ effluvio di una città frenetica, dove le emanazioni corporee di un’ umanità variegata e compressa si mescolano allo smog, all’ odore dell’ asfalto bagnato dalla pioggia, ma anche al mattutino richiamo delle caffetterie, e a quello degli innumerevoli negozi, ognuno con il suo urlato logo olfattivo.
L’ odorato è un senso che siamo abituati a tenere poco in considerazione, e che di fatto alleniamo meno. Eppure noi tutti siamo costantemente circondati da odori, più o meno gradevoli, che influenzano, tal volta inconsciamente, i nostri comportamenti e le nostre abitudini.
Ed è proprio sul concetto di paesaggi olfattivi che si basa il brand spagnolo di profumeria artistica Woha Parfums.

L’ acronimo WOHA (World Of Holistic Architecture) deriva dal nome dell’omonimo studio di architettura, di cui la collezione di fragranze è soltanto la più recente ramificazione creativa.
Percorrendo gli affollati corridoi di Pitti Fragranze, è facile restare storditi dagli innumerevoli stimoli sonori, visivi e soprattutto olfattivi.
In un mercato già saturo, ogni anno nuovi brand emergenti e non, ricorrono ad ogni sorta di effetti speciali per attrarre l’ attenzione del pubblico e soprattutto di potenziali buyer. Ma se è vero che l’ occhio vuole la sua parte, è altrettanto vero che di rado ad un’ immagine accattivante, corrisponda anche un’ effettiva qualità delle fragranze ed un’ identità originale e coerente.
Da collezionista ed amante delle arti visive, ammetto che la ricercatezza di un flacone o il riconoscermi in uno storytelling particolarmente seducente, mi ha più volte spinto ad acquistare profumi, pagando un prezzo tal volta anche elevato, benché le fragranze in questione non fossero di elevata qualità se non addirittura mediocri.
Anche in questa occasione, con la curiosità di un bambino che si appresta a lacerare la carta decorata dei propri regali di Natale, mi sono avvicinato allo stand di Woha Parfums, attratto dall’ accostamento insolito ma particolarmente gradevole di drappeggi iridescenti, materiali grezzi e dalla predominanza di una tonalità di giallo che illuminava un allestimento curato nel dettaglio, e popolato da miniature di esseri umani presi dalla propria quotidianità e del tutto indifferenti allo scorrere della fiumana di addetti al settore.

Il mio interesse è aumentato esponenzialmente, mentre mi veniva narrata, in un inglese con un piacevolissimo accento spagnolo, la storia e la filosofia del brand. Ho da subito percepito coerenza tra quello che mi veniva raccontato e i manufatti che con cura mi venivano posti tra le mani, per apprezzarne la matericità.
Fino a quel momento tutto perfetto quindi, poi è arrivato il momento di testare le tre fragranze attualmente proposte: Calahorra, Los Ojos de tu Piel, e l’ultima uscita Om Ah Uhm.
Con grande soddisfazione, ancora una volta le mie aspettative non erano state disattese, e le fragranze, originali e sincere, di grande personalità senza risultare arroganti, rispecchiavano a pieno il concept e l’ estetica del brand, trasportandomi con l’immaginazione in paesaggi dove l’ architettura convive in armonia con la natura.
La visione dello studio, come dichiarato nella scelta del nome, si basa su un approccio olistico, che concepisce l’ individuo come un insieme integrato di corpo, mente e spirito in relazione con l’ ambiente, mirando al benessere e ad un equilibrio tra tutti questi aspetti.
Dalla stretta collaborazione e dallo scambio di competenze tra architetti e maestri profumieri, nasce il progetto Liquid Architecture, una collezione di dieci fragranze ispirate ad altrettanti progetti architettonici realizzati nei pressi della città spagnola di Elche.
Nella filosofia del founder Antonio Macià, la creazione di un profumo si fonda sulla percezione olfattiva dello spazio, per poi prendere forma in un luogo di dialogo tra diverse forme di espressione artistica.
Tra tutte, è forse la prima fragranza, Calahorra, ad aver particolarmente attratto il mio interesse a ad avermi anche maggiormente intrigato dal punto di vista olfattivo.
Creata dal maestro profumiere Alejandro Ponsà nel 2024, si ispira ad un progetto dello studio per la realizzazione di una caffetteria, ideata per inserirsi rispettosamente all’ interno di un giardino verticale nel contesto storico della Torre de la Calahorra, fortezza di origine islamica databile tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo.
La fragranza si apre con una ben distinta nota agrumata di mandarino verde insieme a papiro e pimento della Giamaica.
Nel cuore, canna da zucchero e legno di rosa, ma anche materie prime insolite ed intriganti come il thymus mastichina, una specie della famiglia delle Lamiaceae endemica della penisola iberica centrale, l’ hamamelis, albero caratterizzato dai suoi fiori che sbocciano in autunno riconoscibili per le loro sfumature rosso-aranciate ed il profumo dolciastro, ed il Katafray, un arbusto da cui si estrae un olio essenziale legnoso e balsamico.
Le note di fondo del jus sono costituite da storace, legno di ho, patchouli di Java, tsuga (un genere delle Pinacee), balsamo di copaiba, e guggul, un’ oleoresina gommosa che si ottiene dalla corteccia di una varietà di piante originarie dell’ India, del Bangladesh e del Pakistan.
Gli olii essenziali ottenuti con processi di estrazione naturali, danno vita ad una fragranza verde, legnosa, con un dry down dolciastro e resinoso che vuole rievocare le origini orientali dell’ architettura dalla quale la fragranza trae ispirazione.

I profumi della collezione Liquid Architecture, vengono presentati all’ interno di boccette che richiamano, nelle forme e nei materiali, strutture architettoniche.
Gli Extrait de Parfum, con una concentrazione del 39% di olii essenziali e prodotti in una prima edizione limitata di 300 pezzi, sono disponibili in diversi formati, dal delizioso roll on da 1 ml, alla combinazione dei samples delle due prime fragranze sostenuti da una piccola base in cemento, fino al più classico 30 ml, caratterizzato da un tappo in resina acrilica, composto in parte da polvere di vetro riciclato.
Il packaging esterno, con uno sguardo attento alla sostenibilità, è realizzato interamente in cartone e vuole rievocare nel design i tubi all’ interno dei quali venivano arrotolati i disegni dei progetti architettonici.
Il brand, alla continua ricerca di nuove soluzioni formali, realizza anche edizioni speciali, come i pezzi in ceramica realizzati in occasione del primo anniversario della fondazione della linea di fragranze, contenente i primi due progetti olfattivi dello studio in formato 30 ml. I manufatti, frutto della collaborazione con l’artista Miriam Martinez Guirao, sono composti da una serie di pezzi in ceramica, che vogliono rappresentare gli elementi della vegetazione caratteristica delle aree dove sorgono le strutture architettoniche realizzate dallo studio Woha.
Al confine con il design e l’ arte contemporanea, questi pezzi realizzati un una serie limitata di 10 unità sono numerati e firmati dall’ artista.

Di particolare interesse, l’ idea di associare ad ogni progetto architettonico, e quindi ad ogni fragranza, una vera e propria mappa olfattiva, una cartografia sensoriale realizzata dall’ artista Ana Mombiedro, nelle quali vengono rappresentate graficamente le sensazioni olfattive percepite in relazione allo spazio, uno sforzo, romantico e avanguardistico al tempo stesso, di voler dare forma all’ invisibile.
