C’ è qualcosa di insito nell’ essere umano che lo ha sempre spinto a voler modificare il proprio aspetto; è sufficiente visitare un qualsiasi museo etnografico per riflettere sulle infinite varianti di ideali estetici che ci siamo auto imposti a seconda delle diverse epoche e latitudini.
Se ci sforzassimo di astrarci per un attimo dalla nostra quotidianità, ci renderemmo presto conto che i filler alle labbra o le protesi al seno, non sono poi tanto dissimili dai colli allungati delle donne Kayan, o dalle scarificazioni rituali della tribù etiope Karo.
Che sia per esprimere la nostra personalità, per sentirci più desiderabili, per ostentare uno status sociale, per sentirci parte di una comunità, o per occultare un tratto indesiderato, è come se, dalla foglia di fico in poi, non ci fossimo mai sentiti abbastanza.
I nostri corpi e le nostre facce di fatto non ci appartengono; i vestiti che scegliamo, il trucco che applichiamo sul viso, il modo di acconciarci o tingerci i capelli, la depilazione, il sottoporci a diete o ad estenuanti sedute di esercizio fisico, fino ad arrivare alla medicina e alla chirurgia estetica; ogni scelta che quotidianamente crediamo di compiere in maniera del tutto libera e indipendente, è in realtà il frutto di bisogni che ci vengono imposti, nella maggior parte dei casi, per lucrare sulle nostre insicurezze.
Gli standard estetici, sono sempre più elevati e difficili da raggiungere, complici filtri e social media, che riducono la nostra meravigliosa complessità ad un’ immagine illusoria, che ci scompone in pezzi di carne da valutare e giudicare come su un catalogo.
La bellezza d’ altronde è sempre stata un’ arma a doppio taglio, se da una parte ti dona potere e sicurezza, dall’ altra ti limita e ti imprigiona nel riflesso di uno sguardo.
L’ importanza dei capelli:
In una società fortemente moralista come quella dell’ Inghilterra vittoriana, prendersi cura del proprio aspetto era fondamentale per le donne, non solo perché era uno dei pochi modi concessi loro per esprimersi, ma anche come indicatore di rispettabilità e moralità.

Era consentito alle giovani di portare i capelli sciolti fino all’ età di 15/16 anni, superati i quali, con il raggiungimento della pubertà, dovevano essere raccolti.
Considerati direttamente collegati alla sensualità e alla seduzione, le donne “rispettabili” acconciavano i loro capelli rigorosamente raccolti, sciogliendoli soltanto in casa prima di andare a dormire e pertanto erano esclusivamente i mariti a poter godere di tale visione.
È risaputo che tutto ciò che viene nascosto o proibito diventa immediatamente desiderabile, assistiamo così, in questi anni, ad un vero e proprio fenomeno di feticismo tricologico collettivo.
Le uniche eccezioni di donne alle quali era permesso esibire pubblicamente la propria chioma, erano modelle ed attrici che portavano in scena personaggi di fantasia, e ovviamente quelle donne che avevano fatto della sensualità la propria professione.

I capelli venivano lasciati crescere indisturbati, tagliati soltanto in caso di malattia, capelli lunghi e fluenti erano quindi il segno evidente di un’ ottima salute.
La chioma fluente era anche un modo di evidenziare il proprio status, le donne delle classi sociali più umili non avrebbero avuto il tempo di prendersi cura di capelli così lunghi, esse vivevano inoltre in condizioni igieniche precarie, e non era inconsueto che fossero costrette a vendere le proprie ciocche per denaro.
La cura dei capelli:
In epoca vittoriana il lavaggio dei capelli non era un rituale quotidiano e neanche settimanale, in media essi venivano puliti una volta ogni due settimane, se non addirittura una volta al mese a seconda dell’ accesso all’ acqua pulita e al tipo di attività svolta.
Si faceva principalmente uso di saponi vegetali, e in caso di capelli sottili o molto sfibrati si applicavano prodotti fatti in casa a base di uova, rum, oppure olii essenziali di mandorla o rosmarino; bisognerà attendere la rivoluzione industriale per assistere alla diffusione di prodotti specifici per la cura dei capelli.
L’ asciugatura era affidata al sole o al calore del caminetto, processo che poteva richiedere molto tempo e che verrà accelerato soltanto con l’introduzione nelle case dell’ energia elettrica e quindi delle prime forme rudimentali di asciuga capelli.
La chioma veniva spazzolata quotidianamente e a lungo utilizzando spazzole realizzate con setole naturali di crine di cavallo o di cinghiale, che aiutavano a distribuire gli olii naturali della cute dalle radici fino alle punte, evitando che i capelli diventassero secchi e sfibrati; quelli che rimanevano intrappolati tra le setole della spazzola non andavano sprecati, venivano infatti raccolti ed assemblati in dei piccoli cuscinetti (rats) impiegati per conferire volume alle acconciature, un tripudio di boccoli ottenuti tramite l’ utilizzo di ferri riscaldati, e rudimentali bigodini in carta o tessuto.

“Chi bello vuole apparire un po’ deve soffrire” così recita il detto popolare, ed anche in questo caso l’ accostamento della bellezza al sacrificio personale è ancora una volta ben presente; portare sul capo tale mole di capelli, al peso dei quali si sommava quello di retine e forcine, oltre a quello di accessori delle più svariate fogge e materiali, provocava forti e frequenti mal di tesata.
Le sorelle Sutherland:
Un caso emblematico è quello delle sorelle Sutherland, Sarah, Victoria, Isabella, Grace, Naomi, Dora, Mary, nate tra il 1845 e il 1865 nella contea di Niagara nello stato di New York, tutte e 7 caratterizzate da capelli splendidi e lunghissimi.

Tale peculiarità le rese celebri al punto di diventare una vera e propria attrazione, portandole ad esibirsi in un primo momento in fiere locali, e a diventare poi la principale attrazione del celebre circo Barnum & Bailey.
Sfruttando la loro fama, il fratello di nome Fletcher ideò una linea di prodotti per capelli “The Sutherland Sisters Hair Grower”, un tonico che prometteva di far crescere capelli lunghi e rigogliosi come quelli delle ragazze; una trovata di marketing degna dei più spregiudicati influencer contemporanei.

Ciocche intrecciate e gioielli sentimentali:
Nello stesso periodo storico, specialmente in Inghilterra si sviluppa un tipo di artigianato molto particolare: oggetti ornamentali o commemorativi realizzati intessendo o intrecciando capelli umani, appartenuti ad una persona cara.
La tipologia di manufatto spaziava da quadretti con motivi floreali a gioielli commemorativi, che custodivano al loro interno o erano ricavate direttamente dai capelli della persona defunta; spesso tali gioielli che ai nostri occhi appaiono quantomeno inquietanti, erano impreziositi da incisioni, miniature, o elementi simbolici.

Più tangibile di una fotografia, conservare una ciocca di capelli era visto come un modo intimo e duraturo di tenere viva la memoria di una persona scomparsa.
Ma i capelli non erano solo impiegati in contesti funebri, spesso le ciocche di capelli venivano scambiate tra amici e amanti come segno di affetto, lealtà e amore.

In epoca Vittoriana la morte era una presenza costante nella quotidianità, e forse proprio a causa di questa familiarità, unita ad una fervente fede religiosa, era forse, sempre dolorosa ma più sopportabile; la stessa regina Vittoria d’ altronde, dopo la morte del principe Alberto nel 1861, portò il lutto per decenni, influenzando fortemente la società e di conseguenza anche i costumi e la moda del tempo.
