Intervista a François Hénin: Il founder di Jovoy presenta la sua ultima creazione.

 

È una giornata soleggiata ma fredda; cammino a passo spedito per raggiungere il luogo della presentazione, mentre nella mente ripasso le domande. Ho scelto di fare l’intervista in francese, ma non lo parlo da tanto e sono un po’ arrugginito.

Sono tra i primi ad arrivare e sarò io a inaugurare la lunga serie di interviste che attendono il mio ospite.

La location è un piccolo ma caratteristico ristorante vietnamita, scelto appositamente in omaggio all’ultima creazione olfattiva Jovoy.

Mentre mi appresto a entrare, mi ritrovo davanti un uomo alto e robusto, dallo sguardo luminoso e dall’espressione gioviale. È lui, François Hénin, founder di Jeroboam e Jovoy, brand di profumeria artistica ma anche una delle boutique più belle di Parigi.

Il mio ospite stava per concedersi una sigaretta; per galanteria fa per rientrare, ma lo prego di non rinunciare a causa mia e, mentre lui si prepara ad affrontare una lunga giornata di pubbliche relazioni, io ne approfitto per ambientarmi e fare qualche foto.

Tutto è stato organizzato con cura, dall’allestimento alla scelta della tonalità delle decorazioni floreali. Annuso qualche fragranza della collezione presentata nella sua nuova veste: boccette completamente rinnovate, dal design minimal ed elegante, del tutto privo di ostentazione.

Le mie preferite: La Liturgie des Heures, un bellissimo incenso monastico, e Psychédélique, una fragranza al patchouli misteriosa e seducente come poche.

Mentre dalla finestra filtra una splendida luce naturale, il mio ospite mi raggiunge; ci accomodiamo al tavolo e ci viene servita una tazza di tè bollente. Siamo pronti per cominciare.


A: Buongiorno François, bentrovato. Quando è nata la sua fascinazione per il mondo del profumo?

F: Nulla preannunciava che sarei entrato a far parte del mondo della profumeria; non ho un’eredità familiare in questo settore e i miei studi sono stati indirizzati verso il Business e l’Economia. È stato un caso fortuito. Terminati gli studi sono partito per il Vietnam, alla ricerca di un’avventura e di un assaggio di vita vera; con me solo uno zaino e pochi soldi racimolati raccogliendo frutta. Dovevo star via solo tre mesi e invece sono diventati quattro anni.
Ho iniziato a collaborare con un’azienda di importazione di frutta e alla fine mi sono ritrovato a distillare oli essenziali per l’industria della profumeria, iniziando così a mettere un primo piede in questo campo.

A: C’è un ricordo olfattivo di quel periodo che la ha particolarmente segnata?

F: Sicuramente la prima volta che ho distillato il patchouli. Mi sono subito innamorato della complessità di questa materia prima.

A: Com’è nata l’idea di fondare Jovoy Parfums?

F: Volevo creare dei profumi con un approccio artistico, che si focalizzassero sul contenuto e sulla qualità del prodotto, e non su storytelling, packaging e trovate di marketing. Volevo creare una linea che arrivasse al cuore dei veri appassionati di profumeria. Nel 2006 ho rilanciato un brand fondato nel 1923 da Blanche Arvoy  dimenticato per molto tempo. Da queste fondamenta tradizionali sono partito per costruire il nuovo concept del brand, basandomi sulla mia visione della profumeria.

A: Se dovesse scegliere tre parole per descrivere Jovoy Parfums, quali sceglierebbe?

F:
Naturale: perché la cosa che mi affascina di più nella creazione di una fragranza è la complessità e talvolta l’imprevedibilità delle materie prime naturali.
Tradizionale / Autentica: il nostro brand si basa su un concetto molto tradizionale della profumeria, fondato sulla qualità delle fragranze e delle materie prime selezionate; siamo molto lontani dalle provocazioni e dall’eccentricità di molti brand di profumeria artistica contemporanei.
Ricordo: molte delle fragranze della collezione nascono da miei ricordi e suggestioni olfattive.

A: Qual è, a suo avviso, la fragranza che incarna al meglio la personalità del suo brand?

F: Probabilmente 21 Conduit St., una fragranza classica ma con un twist moderno.

A: C’è una materia prima che ama particolarmente e una invece che non ama affatto?

F: Oltre al patchouli menzionato precedentemente, amo molto la cannella, da quando per la prima volta ne ho distillato l’olio essenziale. Non c’è una materia prima che non apprezzi: tutte, utilizzate nella giusta quantità, possono apportare caratteristiche interessanti a una fragranza.

A: Quali sono, secondo lei, le maggiori tendenze attuali nel mondo della profumeria?

F: Su tutte, sicuramente la ricerca di fragranze dalla forte persistenza; poi, certamente, anche la tendenza gourmand e l’aspirazione a fragranze esperidate con una buona durata sulla pelle.

A: Ci può raccontare da dove ha tratto ispirazione per la creazione della sua ultima fragranza Ha Long Bay?

F: Ha Long Bay nasce come un omaggio ai miei ricordi olfattivi degli anni trascorsi in Vietnam.
La fragranza si ispira alla rara qualità di mango Xoài Cát: un frutto caratterizzato da sfaccettature di pesca, banana e albicocca, esaltato da spezie vibranti e da una base di cuoio e legni.

A: Ultima domanda di rito per tutti gli intervistati di Beauty Scenario… colleziona qualcosa?

F: Collezionavo figli, considerando che ne ho cinque, ma adesso credo di aver smesso.

A: Grazie, François.

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