PITTI FRAGRANZE: Scopriamo insieme le novità di questa edizione con Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine

Agostino Poletto nel suo appartamento in zona Santo spirito.

Si apre domani l’edizione numero 19 di Pitti Fragranze, il salone di Pitti Immagine dedicato alle fragranze, primo evento del settore in presenza, che porterà alla Stazione Leopolda, a Firenze, il “gotha” della profumeria artistica internazionale; aziende, buyers, giornalisti, i “nasi” più autorevoli. Oltre alle maison più note, nuovi brand, appena lanciati, o ancora non presenti sul mercato italiano, alla ricerca di un distributore, ma anche diverse proposte in ambito dello skincare indie e clean.  Ho intervistato il direttore generale di Pitti Immagine, Agostino Poletto, e insieme abbiamo parlato delle novità di questa edizione di Pitti Fragranze e di molto altro ancora…..

Cosa rappresenta il profumo per lei? E’ un accessorio, espressione di uno stato d’animo, o della personalità, etc…

E’ la possibilità di mettere sulla strada giusta ogni nuovo giorno.

In cosa sarà diversa questa edizione di Pitti Fragranze rispetto alle precedenti?

Sarà un ritorno alla manifestazione fisica, la prima esperienza del settore della profumeria dopo tanti lunghi mesi di pausa forzata. E’ una dichiarazione di fiducia nel futuro e nella ripresa della nuova normalità che gli operatori e tutti noi vogliamo. Lo faremo ovviamente con tutti i protocolli di sicurezza rigorosi che abbiamo già sperimentato a giugno e luglio con altre manifestazioni di Pitti Immagine. Ma, a parte queste misure, sarà un incontro di lavoro, di novità, di ricerca, di prospettiva e di dibattito come Pitti Fragranze è sempre stata.

In questi due anni in che modo è cambiato il mondo del profumo, e del beauty in generale?

Si è vista un’attenzione sempre più forte verso i temi della sostenibilità intesa in senso lato: delle materie prime come dei processi di produzione e di commercializzazione dei prodotti. Quindi un grande interesse per le qualità naturali, la provenienza, l’eticità e la lavorazione degli ingredienti nobili (con la scoperta anche di una loro territorialità, che li rende più vicini e “autentici”), per la sensibilità sull’impronta ecologica che può avere il packaging e anche per un rapporto più bilanciato tra qualità e prezzo finale. I mesi passati in casa hanno poi spinto le aziende a diversificare la loro proposta creativa ampliandola alla sfera degli spazi abitativi oltre che a quelli della persona. Sono tutte tendenze destinate, secondo me, a continuare anche nei prossimi anni e che la pandemia ha contribuito a evidenziare e accelerare.

Ci parla di Pitti Connect?

E’ la nostra piattaforma digitale, l’evoluzione del lavoro su questo campo che Pitti Immagine ha iniziato a fare più di 10 anni fa e che con la pandemia si è rivelato ancor più prezioso: come marketplace integrato a quello della fiera fisica, come estensione dei limiti temporali e di spazio di quest’ultima, come luogo di approfondimento della sua ricerca e di comunicazione dei suoi progetti, ma anche un’opportunità di rapporto permanente con la community internazionale dei nostri espositori, dei buyer e di tutti i professionisti del settore.

Per un visitatore che ha a disposizione solo un giorno per visitare Pitti Fragranze, qual è l’evento “clou” da non perdere, giorno per giorno?

Senz’altro l’incontro con Ralf Schwieger, naso e indiscusso talento riconosciuto a livello globale, autore di profumi best seller ̶ che sarà protagonista di una retrospettiva del suo lavoro e di un’imperdibile conversazione con Chandler Burr, uno dei massimi esperti al mondo di fragranze, che è stato perfume critic del New York Times ed è oggi direttore artistico di Fragranze.

Poi “E-Pure Jungle Essence: La Rinascita Dell’Enfleurage”, l’iniziativa presentata da Raw by Mane, sulla reinvenzione della storica tecnica dell’Enfleurage, uno dei più antichi metodi di estrazione, utilizzato per ricavare le fragranze dai petali dei fiori: un’alternativa green alle estrazioni classiche capace di rivelare un profilo olfattivo sorprendentemente vicino al profumo autentico dei fiori freschi più delicati.

Ma di cose interessanti oltre a queste ̶ talk, eventi e progetti speciali proposti dalle aziende presenti alla Stazione Leopolda ̶ ce ne saranno molte altre durante i tre giorni del salone.

Quale sarà il futuro delle fiere di settore nel post Covid?

La distinzione tra appuntamento fisico e digitale sarà sempre più labile come già lo è del resto nella nostra vita di ogni giorno con gli smartphone che abbiamo sempre con noi. Il contatto tra organizzatori e operatori e pubblico di riferimento del settore diventerà sempre più stretto e continuativo, non limitato cioè ai giorni della fiera e della sua preparazione, e questo contribuirà a rendere le fiere in presenza ancor più utili, belle, essenziali ed incisive. Soprattutto per prodotti che non possono assolutamente prescindere dalla dimensione fisico-percettiva come i profumi. E tutto questo non potrà che premiare fiere come le nostre che hanno sempre puntato sulla qualità, la selettività e la segmentazione, la ricerca stilistica, la comunicazione, l’intersettorialità merceologica e culturale della loro proposta.

Si può trasportare una fiera esperienziale nel mondo digitale? Se sì come?

Si possono certamente estendere i limiti tradizionali entro cui abbiamo operato finora e ottenere miglioramenti importanti. Già la preparazione digitale all’incontro fisico in fiera è un modo per raffinare ulteriormente, non solo le informazioni dirette ai visitatori professionali, ma anche le loro aspettative e i loro comportamenti. La tecnologia futura poi potrà forse darci delle sorprese anche in un campo così delicato come quello della sensorialità olfattiva. Sono sicuro però che il carattere sincronico e pluridimensionale dell’esperienza fisica della fiera, della sua serendipità ̶ l’incontro e la scoperta casuali cioè, con persone, cose e situazioni che non ci aspettavamo ̶ non sarà mai riproducibile attraverso degli algoritmi.

Primo ricordo olfattivo.

Quello dei tigli a giugno, che significava la fine della scuola e l’inizio dell’estate.

Un odore senza cui non potrebbe vivere.

Sono volutamente nostalgico: quello della carta dei libri e dei giornali.

Di cosa odora la sua casa.

Odora di luce e di stanze soleggiate. Credo odori di agrumi.

E’ fedele ad una sola fragranza o ne usa diverse?

E’ come per la divisa invernale ed estiva dei pompieri: per l’inverno fragranze dai toni protettivi e avvolgenti, per l’estate scelte di maggiore estroversione.

Di cosa odora Firenze?

Del laboratorio di pasticceria davanti a cui passo ogni mattina.

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